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Paolo Valentino - Tu salvati - Sem

25/04/2019, 01:01

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Stefano Allievi - 5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare) - Laterza Editori

21/04/2019, 01:01

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Antidoti per vivere senza rimpianti - L’angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

20/04/2019, 01:01

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25/04/2019, 01:01



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Paolo Valentino - Tu salvati - Sem

Le recensioni in LIBRIrtà

A cura di Salvatore Massimo Fazio 

Paolo Valentino è una persona che eccelle anche per gentilezza. Lo scorso 27 marzo l’ho intervistato per il quotidiano L’Urlo e ne sono rimasto ancora una volta affascinato. Oggi vi presento il suo secondo romanzo pubblicato da Sem - Società Editrice Milanese che tanta durezza impone, nonostante uno stile particolareggiato e ben scorrevole, che farebbe pensare di risolvere la lettura di questo importante romanzo come uno svago.

Ho deciso di recensire "Tu salvati" per brevi ’scaglioni’, certo comunque di non creare confusione data la scelta di non mantenere una linearità. Ciò perché questo bel romanzo mi ha lasciato con una pesantezza riflessiva e formativa non indifferente, sul vivere contemporaneo e sulle paure che condizionano il mondo, che penso possa esser utile anche aprendolo a caso e leggendone alcune pagine: tutto si coglie e tutto torna utile per confermare i disastri che, forse nolentemente,  gli imbecilli producono a persone più fragili.

Pozzochiaro è un luogo vicino alla grande metropoli. Vi è una scuola secondaria superiore, dove insegna Bice Righetti, una quarantenne con una ’situazione’ familiare ’piatta’. Vive con la nonna fino a quando, data l’età avanzata, l’affida ad una casa di cura per anziani, motivo per il quale Bice si ritrova da sola tranne quando va a trovare, appunto, la propria congiunta che ogni volta che si incontrano, le ricorda la madre (di Bice) nonché sua figlia, che morì per dare alla luce proprio l’insegnante. Del padre invece nessuna notizia, se non che non lo ha mi conosciuto.

Nella scuola dove insegna e trascorre il quotidiano quasi monotono, un giorno si verifica una tragedia: una studentessa si toglie la vita, lanciandosi da una altezza dell’edificio scolastico. A questo suicidio assiste Arianna, una compagna della suicida.

L’ambiente scolastico oramai non è più come un tempo, dove almeno si tentava di mantenere un rispetto dei ruoli da parte dei discenti verso i docenti e viceversa. Bice è vittima di questa involuzione e anche Arianna. Nel caso di quest’ultima perché anche se tende a voler essere diligente e attenta allo studio, viene condizionata dal comportamento dei classici bulli di classe.

Pur vero è che gli stessi personaggi, presentano ognuno delle problematiche personali e/o familiari, che non sono trascurabili per il contesto in cui si svolge questa meravigliosa storia.

Bice che coi suoi quarant’anni, spesso nei momenti di solitudine, riosserva il suo passato facendo affiorare molte ombre , come quello della sua relazione appena diciassettenne con un vicino di casa, molto più grande di lei nonché costretto a vivere su una sedia a rotelle e dal quale rimarrà gravida, anche se affronterà il ’problema’ grazie alla sua nonna, esperta in risoluzioni ginecologiche.

Arianna, la studentessa che aveva assistito al suicido della compagna, vive una storia d’amore adolescenziale con un compagno di classe, arrivando al punto di concedersi per la prima volta. Con le complicazioni emotivo comportamentali che "la prima volta" comporta.

Della stessa Arianna. è segretamente innamorato un altro compagno, di nome Davide.

Durante una gita scolastica alla volta della capitale francese, per Arianna si creano delle situazioni sgradevoli, tanto da subire dal suo amato Massimo, una violenza che la segnerà profondamente. 
Bice saprà di ciò che è accaduto ad Arianna e le due donne, svilupperanno una complicità che le porterà a capire meglio il senso della propria vita.

Giunti a questo scaglionamento delle informazioni mi pare corretto proseguire sulla straordinaria sensibilità dell’autore, e non comunicare più nulla della storia di questo libro, che non mi spiego il perché, in tempi di grandi conflitti esistenziali e di reali difficoltà sociali e di un raffinatissimo autore che porge sul piatto di platino una penna strepitosamente esclusiva, non sia stato candidato al Premio Strega 2019. Ma questa è una mia osservazione, che però trova riscontro su ciò che in molti, pre uscita e dopo l’uscita di Tu salvati, ci siamo detti di esser certi che quel premio lo avrebbe vinto!

Il libro scorre in maniera veloce e particolareggiata. la storia riserva colpi di scena che ci mettono innanzi allo specchio della vita quotidiana, proprio quella che ci accompagna sempre: da svegli, da dormienti, da tutto. Valentino, risalta l’ambiente scolastico attuale, dove le parti rispetto ai principi di cui prima, si sono invertite solo unilateralmente: l’alunno fa ciò che vuole opprimendo e soffocando una frustrata docente e una fragile compagna. 

Il finale ci lascerà con un grosso segno di traccia su come affrontare questa società, embrione di questa vita.

Il titolo del libro è molto eloquente con il pensiero dello scrittore, a cui va il mio plauso personale per l’impegno nel raccontare uno spaccato di vita che (formerebbe le future generazioni) rende la lettura piacevole, seppur durissima e avvincente.


Titolo: Tu salvati
Autore: Paolo Valentino
Editore: Sem Società Editrice Milanese
Pagg.: 390
Prezzo: € 16,00
Voto: 10 e lode!


21/04/2019, 01:01



Stefano-Allievi---5-cose-che-tutti-dovremmo-sapere-sull’immigrazione-(e-una-da-fare)---Laterza-Editori


 



Stefano Allievi - 5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare) - Laterza Editori

Il consigLIBRO della settimana
A cura di Letizia Cuzzola

Soprattutto nell’ultimo anno sembra che l’immigrazione sia diventata il male assoluto, il mostro da cui l’Italia debba difendersi, un vessillo politico per conquistare la fiducia della gente (?). Ma è davvero così? Davvero è il principale dei problemi da affrontare come raccontano i mezzi di distrazione di massa? Il sociologo Stefano Allievi si è posto la domanda, anzi 5, e ha provato a rispondere eviscerando la questione nel suo "5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare)" (Editori Laterza, 2018).

- Perché ci muoviamo. L’uomo non è né un albero né una patella per cui non ha radici e non vive attaccato a uno scoglio. Il nomadismo ha fatto parte della storia dell’uomo, l’ha plasmata fin dalle sue origini: «Nessun europeo è nativo europeo, se andiamo indietro a sufficienza nella storia». Già, la storia, questa sconosciuta smemorata per cui dimentichiamo che anche l’Italia è stata ed è terra di emigrazione: «Gli italiani, giovani e meno giovani, che emigrano - quasi 200.000 quelli stimati nel 2017 - sono più degli stranieri che arrivano con gli sbarchi (119.000 nello stesso anno)».

- Perché si muovono loro. Allievi fra i push factorscita: «guerre, fame, dittature, persecuzioni (per motivi etnici, religiosi, razziali, politici), ingiustizie subìte, diseguaglianze, calamità naturali (incluse quelle dovute al cambiamento climatico), crescita demografica non accompagnata da crescita economica. A cui va aggiunto il puro e semplice sfruttamento delle risorse [...]». Soffermiamoci sulla demografia: l’Europa è il Vecchio Continente da qualunque punto di vista statistico lo si guardi e, quanto prima, la costruzione di nuove case di riposo sarà più necessaria di quella di nuove scuole.

- Perché arrivano in questo modo. La paura dell’arrivo di nuovi immigrati ha spinto molti Paesi europei a chiudere gli accessi regolari (come se uno di noi preferisse ricevere ospiti a sorpresa mentre sta facendo la doccia piuttosto che invitarli come e quando gli fa comodo), aprendo così, inconsciamente e incoscientemente, all’immigrazione clandestina. Della difficoltà di ottenere la documentazione necessaria e sui mezzi di trasporto tradizionali cui dovrebbero affidarsi quanti si ritrovano ad avere pure l’anima bombardata magari ne discutiamo in un altro momento, però... L’Europa avrebbe tutto da guadagnarci da una immigrazione regolare e regolamentata potrebbe facilmente sopperire alla carenza di forza lavoro: «Le esigenze del mercato del lavoro, del resto, ci sono, dato che l’Europa perde ogni anno 3 milioni di lavoratori che vanno in pensione e non sono sostituiti da nessuno, semplicemente perché chi avrebbe dovuto sostituirli non è mai nato».

- Perché proprio qui? E per fare cosa? «Quanti sono gli immigrati in Italia? Gli stranieri residenti al 1° gennaio 2018 [...] sono poco più di 5 milioni [...]. I cittadini non comunitari [...] sono 3.714.137». Il dato più interessante, però, è: «(...) gli stranieri versano 8 miliardi di euro di contributi sociali all’INPS, e ne ricevono circa 3 miliardi. Con i 5 miliardi di differenza si calcola che si paghino oltre 600.000 pensioni: di italiani». E queste pensioni riescono a pagarle grazie ai cosiddetti DDD JOBS (Dirty Dangerous and Demeaning - sporchi pericolosi e umilianti), quelli che noi non vogliamo o ci vergogniamo a fare insomma.

- Perché la diversità ci fa paura. E ci attrae. Rielaboro la domanda: perché un Ronaldo che corre dietro a una palla e una Belen che ci mostra la sua collezione di farfalle sono fighi? e un Mustafà che vende degli utilissimi kleenex al semaforo o una Svetlana che fa da badante alla nonna non lo sono? «Ma come dice un proverbio africano, "si sente il rumore dell’albero che cade, ma non quello della foresta che cresce". In particolare nel linguaggio giornalistico e politico: quando l’incontro funziona non fa notizia, non se ne parla, né si crea battaglia politica intorno ad esso; quando non funziona, sì». Semplificherei dicendo che è il vile denaro a fare la differenza fra ’cittadini del mondo e fulgidi esempi’ e ’poveri disgraziati sì ma pericolosi quanto le tarme nell’armadio’. Ed ecco che l’immigrato è un capro espiatorio: «il meccanismo del capro espiatorio è attraente perché, spesso, funziona: aiuta a proiettare il proprio malessere altrove, a dare la colpa a qualcun altro se le cose vanno male».

- Una cosa da fare (da cui discendono tutte le altre). RIAPRIRE I CANALI DI IMMIGRAZIONE REGOLARI. Non è difficile e non è impossibile riuscire a elaborare accordi bilaterali che permettano di gestire e regolare i flussi in maniera legale, sottraendoli alle mafie che i muri fisici, mentali hanno dato loro in pasto, creando questo sistema disumano.

Un libro piccolo, condensato ma indispensabile, da portare con sé e aprire, anche a caso, quando iniziamo a dimenticare che, un tempo, l’Italia meridionale era una propaggine della Grecia e quella settentrionale il parco giochi dei Barbari.

Titolo: 5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare)
Autore: Stefano Allievi
Editore: Laterza
Pagg: 59
Prezzo: 3,00
Voto 8.5
20/04/2019, 01:01



Antidoti-per-vivere-senza-rimpianti---L’angolo-socio-psico-pedagogico-di-Giusi-Lo-Bianco


 



Antidoti per vivere senza rimpianti 

L’angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco


Questa è certamente l’epoca in cui nella maggior parte di noi vige l’acronimo inglese yolo, che sta per "you only live once" (si vive una volta sola). Secondo questa filosofia, se non vogliamo una vecchiaia piena di rimpianti, dobbiamo vivere pienamente la vita godendo di ogni opportunità che ci viene offerta; ma non solo, dobbiamo anche abbandonare un lavoro che ci rende infelici; smettere di frequentare le persone negative e lamentose, viverci le passioni travolgenti che sbaragliano la nostra vita e (al livello più basso della filosofia del "si vive una volta sola") svuotarci una bottiglia di vino sulla testa e postare il video su facebook.Insomma, oggi è importante cercare di vivere una vita priva di rimpianti! I rimpianti non vanno bene in una vita unica relativamente breve dove il tempo è poco, i problemi innumerevoli e le cose belle sempre più rare e sfuggenti...Ma cosa sono veramente i rimpianti?Il rimpianto è uno stato d’animo negativo che sopraggiunge quando un individuo, guardando alla sua vita passata, si convince di non essere stato protagonista degli eventi, ma crede di aver condotto la sua esistenza facendosi trascinare. Sostanzialmente ripensando a particolari situazioni, si rimane intrappolati nella convinzione che forse, con scelte diverse, oggi la vita sarebbe migliore.Sarà mai possibile vivere senza rimpianti? Si possono davvero prendere tutti i treni che ci passano davanti?Compiere una scelta implica sempre rinunciare a tutte le altre. E allora che fare? Siamo in genere abituati a dire che rimpiangiamo le cose che non abbiamo fatto e non quelle che abbiamo fatto.Molti hanno delle buone idee ma rinunciano perché hanno paura di fallire; ci sono poi i pessimisti che si aspettano sempre che le cose vadano male; ci sono anche i fatalisti, che pensano che nulla possa cambiare nella vita e infine ci sono quelli che  credono nel destino, quindi è inutile cercare di cambiare le cose.Quale filosofo citare in merito a questo argomento se non Friedrich Nietzsche? Scrive l’illustre in un capitolo di Ecce homo squisitamente intitolato "Perché sono così intelligente": <>. Nietzsche si riferisce all’amore per il proprio destino. Spiega infatti il filosofo di voler imparare sempre più a considerare bello quello che è necessario: amare il proprio fato! Amor fati significa appunto vivere senza rimpianti, ma non come lo intendiamo oggi, significa imparare ad accettare le scelte, più o meno coraggiose, già fatte."L’amor fati" è quindi un modo geniale per evitare i rimpianti. Non si tratta più di fare scelte coraggiose prima che sia troppo tardi, ma di capire che è già troppo tardi, e lo è sempre stato. Questo è estremamente liberatorio... Nietzsche fondamentalmente semplifica suggerendoci, visto che abbiamo una sola vita, di non sprecarla cercando di non avere rimpianti!E’ anche interessante citare la Professoressa Catherine Drew Gilpin Faust, eminente storica a livello globale che è stata la prima donna a ricoprire la carica di Rettore dell’Università di Harvard.In tale veste, la Prof. Faust ha spesso tenuto il discorso che precede la proclamazione dei laureati di Harvard, ricordando ai suoi studenti quella che lei definisce "the parking space theory of life", ovvero la teoria del parcheggio libero. Ecco le sue parole: "Non parcheggiare ad un chilometro di distanza dalla tua destinazione, solo perché temi di non riuscire a trovare un posto libero. Vai esattamente dove vorresti andare. Se non troverai parcheggio, potrai sempre tornare indietro. In altre parole, non ti accontentare troppo presto nella tua vita."Ecco, quando parliamo di scelte importanti, di scelte a lungo termine, la via maestra per vivere senza rimpianti è quella di andare dritti verso la nostra meta più ambiziosa. In questo caso...Niente compromessi = Niente rimpianti.Accontentarsi troppo presto del "primo parcheggio libero" significa inevitabilmente condannare se stessi ad una vita di "se quella volta...", "se invece...", "se solo...".Quindi...amando il nostro fato e fiduciosi di trovare il nostro posto nel mondo, parcheggiamo proprio di fronte la meta!


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Le nostre rubriche seguono il seguente ordine settimanale:

 

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Il consigLIBRO della primavera 2019 è :


Valentina Di Cesare, L'anno che Bartolo decise di morire, Arkadia Editore.

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