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Ismete Selmanaj Leba - Due volte stranieri - Besa editrice - Novità

07/03/2019, 01:01

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Sergio Mangiameli - Quasi inverno - A&B editrice - Le recensioni in LIBRIrtà

02/03/2019, 01:01

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Daniel Goleman - Intelligenza emotiva - Bur - Gli Evergreen

21/02/2019, 01:01

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Albania, Italia, Razzismo, Uguaglianza, Migranti



Ismete-Selmanaj-Leba---Due-volte-stranieri---Besa-editrice---Novità


 



Ismete Selmanaj Leba - Due volte stranieri -ed Besa 

Le novità
Le recensioni in LIBRIrtà


A cura di Salvatore Massimo Fazio

Il ritorno al romanzo di Ismete Selmanaj Leba, afferma due variabili. L’editrice Besa in primis e una narrativa fortemente dura, che nonostante le tematiche dolorose però ti tengono gradevolmente speranzoso e a tratti felice. 

Con Besa editrice, l’autrice albanese entra in un circuito letterario di scelta, tanto che se sfogliamo il bel catalogo dell’editrice salentina, ci accorgiamo dello spazio che viene dato a certuni argomenti di valenza superiore alla media.

Già dal titolo, Due volte stranieri, che incuriosisce non poco, Ismete Selmanaj Leba, decide di consegnare una ferita socio-ontologica, che fa davvero male. Ma la grandezza di questa autrice, che vanta numerose pubblicazioni e in Albania e in Italia, tanto che alcuni suoi libri hanno ottenuto il beneficio della traduzione per interesse internazionale e culturale,  sta sicuramente in uno stile egregiamente controllato, che mette vivacità ai contenuti. 

Senza mai fermarsi a "smielature" classiche per chi voglia addolcire un determinato argomento, la Leba, è anche molto diretta e cruda nel raccontare le vicende di Mirela e Fatmir, una coppia di giovani sposi costretta a scappare dall’Albania verso l’Italia negli anni ’90, quando il regime del compagno Hoxha, da qualche anno morto, elargiva tutta la sua controversia social-comunista, verso una dittatura selvaggia e antisocialista. 

Giungevano barconi di disperati che tentavano la fortuna dello star meglio in un paese, l’Italia per l’appunto, che attraverso i suo cittadini, avrebbe dato più pesci in faccia e pugni allo stomaco che emozioni di tranquillità, mostrando tutta la sua ignoranza e tutta la sua flebile bellezza emotiva, che invece è presente nei monumenti del paese più bello del mondo.

Mirela è una giovane insegnante in Albania, mentre il marito è uno specialista di aziende per il lancio commerciale di marchi e prodotti. Il settore vinicolo è la sua inclinazione. 

Durante una lezione di Mirela, una sua allieva, la bellissima Ana, viene rapita da un gruppo di balordi nonché brutti ceffi, che troveremo nel libro descritti come la banda dall’ "orecchio tagliato", e tengo molto a precisare questo binomio, perché questa banda, trasversalmente segnerà tutto il romanzo, ma senza essere citata, se non poche volte. Spetterà al lettore goderne della maestria letteraria dell’autrice. 

Seppur i fatti siano drammatici, la Leba, riesce a dare un taglio molto interessante, che trasforma quasi nello stile cinematografico del "poliziottesco italiano" anni 70. Non nascondo che questo parallelismo è molto azzardato (mi rimprovererà l’autrice? Dovesse farlo, mi prenderò il rimprovero!). Certo che la mia percezione e volontà è quella di esaltare le doti narrative che mi hanno permesso di affrontare con leggerezza, a tratti, un momento di storia della nostra civiltà.


Civiltà?

Me lo sono chiesto più volte - Civiltà? -, leggendo e approfondendo, grazie a questo libro, uno spaccato di storia raccontato da occhi e cuore che hanno visto e vissuto la tragedia del comunismo albanese e di ciò che ha lasciato. 

Il romanzo non è assolutamente politicizzato, ma l’interrogativo te lo poni: "Ma cosa è questo comunismo che nasce da socialisti convinti e che lasciano strascichi quasi del tutto irreparabili per popoli interi che devono versare lacrime di sangue e anche in eredità devono versarle le loro generazioni?"

A questa ultima domanda, risponderebbe bene il genio della famiglia formata da
Mirela e Fatmir: la figli Ambra. Nata in Italia e vittima di una ignoranza non da poco, che l’ha resa però ancora più forte sin da adolescente. 

Ed è il personaggio di Ambra, che mi spinge verso uno degli obiettivi primari di questo bellissimo "trattato". Perché trattato vi chiederete? Perché la stupidaggine non permette di far conoscere le culture e manda in carcere innocenti, mentre leggendo questo libro sappiamo tante cose su come possano esser interpretati da un paese all’altro alcuni usi... ma non tanto questo, forse la malvagità discriminante è la cosa più grave. 

Sapevate che una delle abitudini albanesi per festeggiare la nascita di un figlio di sesso maschile è quello di baciargli il membro, che indica il proseguimento della famiglia? E questo bacio lo danno il padre del nascituro e il nonno? 

Ecco, anche questo, che vi ho voluto donare, è raccontato nel romanzo, di Ismete, quando equipe di psicologi, sociologi, assistenti sociali e arroganti vari, portarono un uomo, che la dolce Mirela non aveva mai incontrato, davanti ad un tribunale, pronto ad essere condannato per pedofilia! Ci volle un giudice, per una volta non menefreghista, che convocò storici della cultura e tradizione albanese, per scagionare un uomo messo in croce.

"Due volte stranieri"  è molto più di quanto ho scritto. Incroci di bei personaggi - reali -, con bei, solo per l’opinione pubblica o per la toga che indossano, che non lo sono per nulla. Un narrare scottante, crudo,  che racconta le ipocrisie e i bigottismi di una Italia, che disgraziatamente, se non ha pensato di farlo prima, o se non l’ha mai voluto fare, oggi dovrebbe chinarsi innanzi ad ogni esterofilo o extracomunitario che discrimina. Smettendo di farlo sentire straniero: due volte! 

L’aforisma, il proverbio e il non detto della nonna
Uno degli aspetti che contraddistingue questo bel romanzo (storico) è che nel momento in cui l’attenzione rischia di abbassarsi, puntuale si presenta agli occhi del lettore, un aforisma, un proverbio o un "non detto" che svela in 4/5 parole uno degli episodi accaduti. E il riferimento che fa la protagonista è alla sua amata nonna. Tutto quanto le diceva fu profezia e giovò alla famiglia di Mirela e Fatmir  per abbattere le umilianti ignoranze italiote che subirono!

Titolo: Due volte stranieri
Autore: Ismete Selmanaj Leba
Editrice: Besa
Pagg.: 194
Prezzo: € 
Voto: 9
02/03/2019, 01:01



Sergio-Mangiameli---Quasi-inverno---A&B-editrice---Le-recensioni-in-LIBRIrtà
Sergio-Mangiameli---Quasi-inverno---A&B-editrice---Le-recensioni-in-LIBRIrtà


 



Sergio Mangiameli - Quasi inverno - A&B editrice - Le recensioni in LIBRIrtà



Non è il respiro che fa vivere, né la mancanza d’aria che fa morire. Cit.

 Quasi inverno è il decimo romanzo di Sergio Mangiameli. L’autore, pubblicato da A &B editrice, e che vive sull’Etna, ci ha già abituato a colpi di scena che non ti aspetti, classici di quei thriller psicologici o di quei noir... solo che altrove li si comprendono. 

 Con questo libro, dove per stilistica Sergio Mangiameli eccelle, ci troviamo innanzi ad un bivio dopo aver letto le prime 4 pagine: scelgo di leggere con lentezza o tutto d’un fiato? E si! Può sembrare strano, ma la lettura puoi anche sceglierla, sarà poi lei a pilotarti nei meandri del pensiero e del contenuto.

A settantacinque anni, Quinto Di Miele, si ritira nell’ Isola, che altro non è che una casetta che trovasi nella fitta boscaglia. Il nome lo diede assieme alla moglie Lisa, che da due mesi è deceduta. La chiamarono così, proprio perché per giungervi dovevano attraversare un oceano di bosco. La vicenda che racconta Quinto Di Miele in un carteggio, verrà trovata da un giovane medico legale che deve certificare il decesso dell’ex geometra. 

 
Fogli e penna senza astuccio sono lì, vicino al corpo senza più vita. C’è unmaresciallo che chiede al medico, Vincenzo Ponte, quante più informazioni possibili. Ma questo, sarebbe pronto a fornirgliele?  Non lo sapremo se prima non si arriva in fondo a questo bel romanzo, dove le tragedie e il bigottismo post guerra di alcune famiglie, che ad un tuono di flatulenza si scandalizzavano per poi non aver scrupoli in altre azioni o pensieri, la fanno da padrona frattanto che si scorrono le pagine.

Quelle pagine che Quinto Di Miele ha scritto per un motivo ben preciso, lasciare la verità in eredità ai propri figli, sono pugni allo stomaco. Ci si aspetterebbe per i motivi più figurativi che appaiono: dalla figlia che è vicina ad ambienti di facili costumi, al figliolo vicino all’ambiente della medicina e persona troppo iraconda. No! Non è questo che ci consegna un pugile costante che ci colpisce allo sterno, bensì quella atrocità, che hanno voglia psicologi e pillole della dimenticanza varie di combattere con inutili consigli, che è il senso di colpa accorpato all’intuizione che un giorno della nostra vita, è e sarà l’ultimo, senza che sopravvenga un suicidio. 

 E questo proprio perché lo si sente, e allora bisogna finire un compito per consegnarlo ai posteri. Gli occhi del medico cadono sul carteggio, su una frase, finemente compiuta, finale. Di chiusura. Ma dove manca il punto di chiusura... e lì lo svelamento di questo incalzante quanto atroce e cinico, come alcuni suoiprotagonisti, romanzo, che consigliamo, a questo punto di andare a leggere. Subito.


Autore: Sergio Mangiameli
Titolo:  Quasi inverno
Editrice: A&B 
Pagg.: 99
Prezzo: € 10,00
Voto: 8 e 1/2


21/02/2019, 01:01



Daniel-Goleman---Intelligenza-emotiva---Bur---Gli-Evergreen


 



Daniel Goleman - Intelligenza emotiva - Bur  

Gli Evergreen  

Le recensioni in LIBRIrtà

A cura di Giusi Lo Bianco

Quando lessi per la prima volta "L’intelligenza emotiva" di Daniel Goleman rimasi basita nell’apprendere che la mia emotività è governata da un piccolo gruppo di strutture interconnesse a forma di mandorla che prendono il nome di "amigdala" (che in greco significa appunto mandorla).

La nostra amigdala, posta sopra il tronco cerebrale, è infatti una specialista infallibile di questioni emozionali.
Vi rendete conto? A capo del nostro universo emotivo, più o meno turbolento, c’è una specie di mandorla!

Se venisse rimossa dal resto del cervello il risultato sarebbe un’evidentissima incapacità di valutare il significato emozionale degli eventi; oserei definire una condizione del genere "cecità affettiva", una specie di perenne apatia!
La vita senza l’amigdala è un’esistenza spogliata di significato personale.

Tutte le nostre passioni dipendono da questa mandorlina dispettosa; insomma una sorta di sentinella delle emozioni capace, all’occorrenza, di sequestrare il cervello e farci vivere l’emozione del momento: rabbia, paura, ansia, gioia, allegria, in maniera totalizzante.
Questo grilletto molto sensibile, e talvolta anche dispettoso, analizza ogni esperienza e va...come dire...a caccia di guai!

Ma Dio, nell’aver progettato l’architettura del nostro cervello, nella sua assoluta perfezione, ha dato un ruolo fondamentale alla neocorteccia, con le sue funzioni molto più raffinate dell’amigdala, in quanto riveste il compito di elaborare le informazioni attraverso vari livelli di circuiti cerebrali prima di poterle percepire in modo davvero completo ed iniziare la sua risposta decisamente non istintiva ed emozionale, ma razionale.

Una vera battaglia quindi tra l’amigdala, che lavora per scatenare una reazione ansiosa ed impulsiva, e le altre aree del cervello che si adoperano per produrre una risposta correttiva, più consona alla situazione.
Cari lettori vi ho appena presentato l’eterno conflitto tra mente e cuore!
Non c’è vincitore né vinto in quest’affascinante battaglia; intelligenza ed emozioni se la caveranno solo alleandosi, solo l’intelligenza del cuore genera nella persona equilibrio e possibilità di essere felice.
Esistono quindi due intelligenze: quella razionale e quella emotiva.

Il nostro modo di comportarci è determinato da entrambe, non dipende solo dal quoziente intellettivo, ma anche dalla capacità di riconoscere e gestire le nostre emozioni, quindi dall’intelligenza emotiva.
Non possiamo vivere senza ragione, ma nemmeno senza emozioni, ma se riusciamo a trovare il giusto equilibrio tra le due componenti raggiungeremo l’ armonia tra la mente e il cuore e faremo un uso intelligente delle emozioni!

Nel mio lavoro di insegnante e nella mia vita tutta in genere l’intelligenza del cuore ha un ruolo fondamentale. Lavoro su me stessa da quando ho piena consapevolezza dei miei stati dell’io ed educo tutti i giorni le mie alunne e i miei alunni ad essere "persone" e a mettere insieme mente e cuore.

Il più importante contributo che la pedagogia può dare allo sviluppo di un bambino è quello di educarlo all’autoconsapevolezza, all’autocontrollo, all’empatia, all’ascolto, alla riduzione dei conflitti e alla cooperazione.
La scuola deve sin dall’inizio "alfabetizzare"le emozioni, insegnare alle bambine e ai bambini a riconoscerle e soprattutto a gestirle  e ai più piccini e alle più piccine l’intelligenza del cuore non si spiega, ma si testimonia.
Come?
Con l’esempio!
Un’insegnante serena, autorevole, gioiosa, di abbondanti sorrisi, che parla delle proprie emozioni e invita alunne e alunni a verbalizzare le loro certamente farà la differenza!

Purtroppo il malessere emozionale nella nostra società è in forte crescita e i segni sono tangibili ovunque e sempre. La violenza e la brutalità a cui assistiamo tutti i giorni ne sono la prova.

Tutto ciò non fa altro che suggerirci di insegnare alle bambine e ai bambini l’alfabeto emozionale e le capacità fondamentali del cuore. È bene che imparino sin da piccoli a controllare i loro sentimenti negativi, a conservare il loro ottimismo, ad essere perseveranti nonostante le frustrazioni, ad aumentare la loro capacità ad essere empatici, a prendersi cura degli altri e a cooperare e stabilire legami sociali.
Solo puntando sui bambini e sulle bambine potremo sperare in un futuro più sereno.

Nb: le persone che al mondo hanno più successo hanno una spiccata intelligenza del cuore!

Le aziende più all’avanguardia del mondo, nella loro selezione del personale, valutano, prima di tutto, l’intelligenza emotiva dei candidati.

I leader in genere hanno una spiccata intelligenza emotiva.


Titolo: Intelligenza emotiva
Autore: Daniel Goleman
Editore: BUR
Pagg.: 488
Prezzo: € 17,00
Voto: 10


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AA.VV., Fiabe Faroesi, Iperborea.

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