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“Salvi a metà” di Gian Giacomo Della Porta: una lettura oltre la poesia

25/02/2021 23:01

Admin

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“Salvi a metà” di Gian Giacomo Della Porta: una lettura oltre la poesia

Gian Giacomo Della Porta - Salvi a metà - Gian Giacomo Della Porta Editore - L'angolo della poesia - A cura di Paolo Pera

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Gian Giacomo Della Porta 

 

 

 

Salvi a metà

 

 

 

Gian Giacomo Della Porta Editore

 

 

 

 

L'angolo della poesia


A cura di Paolo Pera

 

La terza silloge poetica dell’oramai novello editore Gian Giacomo Della Porta, Salvi a metà (Gian Giacomo Della Porta Editore, Moncalieri 2020), si presenta come un trionfo d’immagini vibranti ed entusiasmanti: esse sono il motivo che spinge a questa lettura, ancor più delle stesse poesie.

 

Conoscere Della Porta – almeno un poco – significa sapere della sua prodigiosa bontà (gli manca difatti una sola G per essere il Grande Gigante Gentile di Dahl), questa si riscontra – come ovvio – nei suoi versi… La sua è una poesia capace di mostrare l’uomo, è una poesia che dice dell’uomo che la pensò: abbiamo qui a che fare con un diario visionario, d’amore e di cadute umorali ben contenute all’interno d’un profondo equilibrio umano.

 

Il poeta nel corso dell’opera patisce – parrebbe per una mancanza… – l’«agonia di un fiore», «la daltonica percezione / di chi non so / e di cosa manca», la «follia di fiorir su una nuvola», la solitudine che lo accompagna come fosse «assenza di lamento». Ha apici d’un erotismo furente: «maledico la tua carne / fino a consumar le labbra», «solo cielo da leccare / come una moglie di primo letto», «spolpato fino all’osso / mi apro a una donna», «saprei picconare la tua gola / e bere da questa radice di pianto», «la tua pelle impressa sulla seta / quando mi sveglio solo». Vi sono poi alcune critiche verso Dio, l’uomo e la marcescenza contemporanea: «Dio solo è colpevole / dell’insipida ostia», «È facile perpetrar rispetto / a voi ignari, / vivi solo come forme», «sappiam della terra quanto basta / per non tornare mai».

 

Se Della Porta sapesse «udire oltre il proprio passo» la sua ricerca supererebbe quello «sguardo assente / di chi si mette a fuoco / nell’angolo d’ombra», che pare essere il senso ultimo di questa raccolta. Alla fine del pellegrinaggio interno al suo pensiero saremo certi d’aver fatto conoscenza d’un’onesta vita in versi che di sé ripeterà per sempre: «Anch’io manco, / di respiro, di volontà terrene, / ma son certo di una mia esistenza».


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