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L'attesa e l'impazienza - L'angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

2019-04-13 01:01

Admin

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L'attesa e l'impazienza - L'angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

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L’attesa e l’impazienza  

 L’angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

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Siamo nell’epoca del "tutto e subito"! Questo ci ha portato a un’inevitabile incapacità di attendere. L’impazienza sembra dominare sempre più la nostra vita in maniera sottile e inquietante.In un mondo di gratificazioni "istantanee" ormai cominciamo a pensare che ci spettino di diritto ed entriamo in crisi se queste non giungono in un tempo immediato alle nostre esigenze.E’ soprattutto la tecnologia che ci spinge ad andare sempre più in fretta e l’incapacità di attendere sta aumentando. 
Ci pesa di più aspettare i trenta secondi del microonde che l’ora del forno... ci innervosiamo di più quando una pagina web impiega dieci secondi a caricarsi che non quando l’addetto alle vendite ci comunica che il prodotto che gli abbiamo chiesto sarà disponibile tra tre settimane...per non parlare dello stress nell’attendere la risposta di un messaggio che ci interessa particolarmente. 
L’attesa è diventato un tempo "fastidiosamente" lungo.In un recente studio l’economista Ernesto Reuben e la sua équipe hanno offerto ai partecipanti di scegliere tra ricevere un assegno il giorno stesso o uno più sostanzioso due settimane dopo. Circa due terzi dei soggetti ha optato per avere la cifra più piccola immediatamente. 
La cosa più strana è stata che più di metà di loro ha atteso quasi tre settimane prima di riscuotere l’assegno, che ammontava a più di cento sterline. Perché non sono riusciti ad attendere per avere più soldi?Gli psicologi chiamano questo fenomeno "preferenza per il presente" che consiste nella scelta di avere gratificazioni ed emozioni piacevoli subito piuttosto che dopo.
Pazienza è questione di "adattarsi alla necessità di aspettare", un modo cioè per prendere consapevolezza che non siamo noi a controllare il mondo. Anche per i bambini l’attesa è diventata frustrazione, non riescono più ad attendere nemmeno illoro turno per parlare o per giocare, esigono nell’immediato qualunque loro richiesta.Eppure l’attesa crea immaginazione, sogni e aspettative che, certamente, non sempre sono ciò che desideriamo...ma non forse è questo il bello? D’altronde la vita è questa: sogni e desideri che non sempre si realizzano, ma che possono dare spazio ad altri sogni e ad altri desideri. 
La responsabilità è certamente degli adulti che non riescono più a dire no ai bambini creando l’atteggiamento dominante del "tutto e subito" senza rendersi conto che li stanno privando di un tempo essenziale per la loro crescita e per la formazione della loro identità: "il tempo del desiderio".
A tal proposito, molto interessante da leggere, il libro di Paola Pastrocola "E se covano i lupi" che disserta proprio sulla capacità di attendere attraverso una favola per adulti di cui riportiamo parte:
"...nessuno in questo mondo sapeva più cos’era l’attesa.Tutto era immediatamente a portata di mano, bastava premere un tasto, accendere un computer, mandare un SMS, prendere un aereo, cliccare su un sito. Se un giovane doveva fare una ricerca per la scuola, non occorreva che studiasse i libri, bastava che andasse su internet e scaricasse i dati. Se desiderava una maglietta nuova, non doveva aspettare che fosse Natale o che se la meritasse dopo mesi di buona condotta, se la trovava il mattino dopo nel cassetto, perché la mamma era corsa a comprargliela. I genitori non sopportavano più che i figli vivessero nel desiderio di qualcosa, volevano vederli felici e sorridenti subito. Così, si dimenticarono di insegnar loro l’attesa."

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