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Lo scaffolding a scuola e nella vita - L'angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

2019-05-18 01:01

Admin

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Lo scaffolding a scuola e nella vita - L'angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

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Lo scaffolding a scuola e nella vita

L’angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco



Col termine "scaffolding" si fa riferimento alle impalcature di tipo edilizio, a quelle strutture provvisorie di legno e acciaio che vengono innalzate attorno agli edifici per consentire agli operai di svolgervi lavori di costruzione o ristrutturazione.


"Scaffolding" diventa quindi un’interessante metafora da utilizzare anche in campo scolastico per indicare quelle strategie volte a sostenere il bambino (ma non solo) quando deve portare a termine un compito che non è in grado di svolgere da solo.
È un concetto pensato per l’apprendimento scolastico dei bambini, ma possiamo estenderlo a tutte le età e a moltissimi ambiti della vita quotidiana.

Come gli operai innalzano una impalcatura per realizzare più agevolmente la loro opera di costruzione o riparazione, così i formatori sostengono l’apprendimento attraverso azioni e tecniche che agevolano il processo di maturazione delle funzioni necessarie a svolgere autonomamente un compito, un incarico, una performance.

Il termine fu utilizzato per la prima volta dallo psicologo Jerome Bruner nel 1976, in un articolo in cui venivano descritti i metodi di interazione tra un tutor e un bambino, durante il processo di costruzione di una piramide in blocchi di legno. Bruner utilizzò il termine per indicare la metafora dell’intervento della persona esperta (tutor) che aiuta quella meno esperta (bambino) nella risoluzione di un problema che da solo non riuscirebbe a portare a termine. 


L’azione di sostegno è associata ad un’attività costante di valutazione dei bisogni e dei livelli di competenza raggiunti di volta in volta dal bambino in quanto lo scaffolding deve essere sempre adeguato e riadattato ai progressi dell’allievo, fino alla manifestazione della prestazione in piena autonomia.


Una comprensione del concetto di scaffolding  può essere offerta dalla lettura  del concetto di " zona di sviluppo prossimale" di S. Vygotskji che indica le competenze potenzialmente acquisibili che  un allievo potrebbe raggiungere con l’aiuto di una figura esperta andando oltre l’"area effettiva di sviluppo", cioè le competenze effettivamente acquisite da un soggetto ad un certo momento dello sviluppo cognitivo.


Lo scaffolding ai processi d’apprendimento, quindi, presuppone in ogni caso un rapporto di collaborazione e di interazione tra chi insegna (genitore, tutor, insegnante, pari) e chi apprende. Il secondo partner di questo rapporto dialogico non subisce l’intervento, ma costruisce attivamente la propria conoscenza, non imita passivamente e meccanicamente il comportamento osservato, ma vive l’interazione, verbale e non, dalla quale scaturisce conoscenza, apprendimento e cultura.

Lo scaffolding vale per i compiti scolastici, come la risoluzione di un problema aritmetico, quanto per i basilari compiti quotidiani. Vale durante l’acquisizione di un’abilità (camminare, andare in bicicletta o guidare l’auto) e nel portare a termine compiti "esistenziali", quali avere e perseguire un proprio progetto di vita. Lo scaffolding è indispensabile per tutti insomma.


La prima fase su cui concentrare l’impalcatura di sostegno sarà, quindi, un accordo tra maestro e bambino in cui si condividerà l’obiettivo comune nel modo più chiaro possibile: se non si rema nella stessa direzione, gli sforzi di entrambi saranno vani.
La parola d’ordine dello scaffolding sarà semplificare!


Se è vero che bambini e gli adolescenti a volte semplificano fino al midollo cose che per gli adulti sarebbero complicatissime, è anche vero che spesso tendono a complicare quelle semplici. Questo perché hanno relativamente poca esperienza nella risoluzione di problemi e non conoscono ancora tutte le scorciatoie per giungere alla meta con minore dispendio di energie. 


Lo scaffolding andrà a scremare tra i dati della situazione, aiutando il bambino a tenere solo quelli utili al raggiungimento dell’obiettivo. Se il nostro compito è quello di aiutare a rendere il problema il più semplice possibile, prima di tutto dovremmo imparare a farlo noi stessi. 


Scaffolding: diventare "faro" e fare luce sulle soluzioni possibili.
Essere faro, per prima cosa, non vuol dire "trainare" un ragazzo verso la nostra soluzione. 


Scaffolding non vuol dire stare davanti lasciando che egli ci segua e scegliendo la strada per lui, ma stargli dietro e illuminare i suoi passi, casomai guardargli le spalle, permettendo che sia lui a decidere se seguire la strada più comoda o quella più tortuosa, quella più battuta o quella sconosciuta.

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