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Gentilezza, antidoto contro l'ansia - L'angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

2019-07-12 12:46

Admin

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Gentilezza, antidoto contro l'ansia - L'angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

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Gentilezza, antidoto contro l’ansia 

L’angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco

Grande nemica di ogni "io", danneggia e boicotta i momenti più importanti, disturba e intralcia ogni forma di relazione, l’ ansia è fondamentalmente un’emozione naturale che ha la finalità di far conoscere all’uomo ciò che lo circonda affinché possa adattarsi al mondo circostante.E’ parente stretta della paura da un punto di vista fisiologico: ansia e paura si manifestano attraverso gli stessi sintomi fisici (ad es. tachicardia, sudorazione, ecc.), ed entrambe rappresentano la reazione dell’individuo di fronte ad una minaccia. Ma c’è una differenza sostanziale tra ansia e paura: la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale; l’ansia è una reazione emotiva ad un pericolo percepito, non così ovvio agli occhi degli altri.
Una scossa di terremoto, per esempio, determina nella maggior parte delle persone una reazione di paura, mentre solo chi soffre d’ansia si sente a disagio al supermercato.Chi soffre di disturbi d’ansia spesso percepisce il mondo in modo "diverso" da come è realmente; in particolare fa fatica a distinguere tra stimoli sicuri e stimoli pericolosi. Da un punto di vista fisiologico, la causa di questo comportamento sarebbe una "ristrutturazione" dei neuroni responsabili della capacità d’individuazione delle potenziali minacce. I disturbi d’ansia, a lungo andare, sarebbero in grado di alterare la percezione del mondo a livello sensoriale: chi ne soffre fa fatica a distinguere gli stimoli associati ad un "evento neutro" da quelli che rappresenterebbero una vera minaccia.
L’ansia miete vittime ogni giorno e ogni giorno si cerca un modo più efficace per tenerla a bada.Un modo semplice per farlo sembra esserci e l’hanno svelato due psicologi della University of British Columbia.I soggetti più ansiosi, scrive il Washington Post, sembrano essere più introspettivi e una conseguenza dell’ansia è quella di chiudersi in se stessi. A partire da questo assunto Jennifer Trew e Lynn Alden hanno tentato di scoprire se gli atti di gentilezza verso il prossimo potessero contribuire ad alleviare l’ansia sociale.Per rispondere a questa domanda sono stati analizzati 115 studenti universitari ansiosi, suddivisi in tre gruppi. Lo studio è durato 4 settimane, durante le quali è stato chiesto al primo gruppo di compiere tre atti di gentilezza, due volte a settimana, al secondo di esporsi in situazioni sociali (ad esempio parlare con uno sconosciuto, invitare un collega a pranzo) e al terzo semplicemente di tenere un diario nel quale annotare gli eventi della giornata.
Gli studenti del primo e secondo gruppo sono stati inoltre preparati con esercizi di respirazione, per far sì che riuscissero a gestire l’ansia nel momento in cui si mettevano alla prova.I risultati hanno dimostrato che il primo gruppo, impegnato in gesti gentili, aveva riportato dei benefici. Gli atti di gentilezza, infatti, contribuiscono a rafforzare le relazioni sociali, l’impegno sociale e ampliare le reti sociali. Il tutto favorisce l’aumento dell’ottimismo, che a sua volta, com’era già stato dimostrato in altri studi, riduce l’ansia.Non sembra difficile...un grazie, un per favore, aiutare qualcuno può avere effetti terapeutici inaspettati.Naturalmente per gentilezza non si intende solo una forma superficiale di cortesia, ma un atteggiamento profondo che comprende diverse componenti, come il calore, la generosità, l’umiltà, la gratitudine.
Grazie alla gentilezza si guadagnano simpatie, si crea intorno un clima positivo e sereno. La vera ’convenienza’ della gentilezza, tuttavia, sta proprio nell’essere gentili. La gentilezza, infatti, dà un senso e un valore alla nostra esistenza, ci fa dimenticare i guai quotidiani e sentire bene con noi stessi.Ecco perché la pratica della gentilezza è così essenziale: perché ci permette di andare al di là delle nostre paure.

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