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Speciale XXXII #SalTO, chi c’è e chi non c’è: Dario Neron e il suo Doctor Reset

08/05/2019, 23:40

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08/05/2019, 23:40



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Speciale XXXII #SalTO, chi c’è e chi non c’è: Dario Neron

Le interviste

                  In foto Dario Neron.

A cura di Salvatore Massimo Fazio.

Dario Neron svizzero, classe 87, si è imposto all’attenzione del pubblico italiano, dopo la vittoria al premio inediTO-Colline Di Torino, col suo Doctor reset, pubblicato per i tipi de Il Camaleonte edizioni. Divertente, formativo e parecchio intrigante, lo scrittore svizzero, ha riscosso consensi da parte del pubblico e della critica. È dello scorso febbraio la vittoria al prestigiosissimo Contro premio Carver e del 2018 il terzo posto al premio di poesia e narrativa Alda Merini. Di lui sappiamo che presto si è avviato al lavoro con un apprendistato come giardiniere senza abbandonare gli studi d’architettura del paesaggio che lo riportano alla natura. Nei suoi anni universitari nasce l’urgenza di scrivere che nel 2016, grazie a Premio InediTO-Colline di Torino, diventa una realtà.


Intervista.

Nel 2016 vinci la XVI edizione del Premio InediTO-Colline di Torino con Doctor Reset: è il tuo esordio in assoluto?
«Sì, Doctor Reset è il mio esordio letterario. Come forse tutti, ho un primo manoscritto, non pubblicato e difficilmente pubblicabile» .

Come sei approdato a Il Camaleonte?
«Ci sono arrivato grazie a premio InediTO vinto nel 2016. Li ho conosciutoValerio Vigliaturo, con il quale negli anni è nata una sincera amicizia».

Di cosa tratta Doctor reset?
«Doctor Reset narra la storia di Frank Doc, uno psichiatra cinquantasettenne, alcolizzato e completamente fuori forma, allo sbando, rovinato... ma tanto simpatico! Cancella ricordi con una terapia del tutto illegale e passa le sue giornata in compagnia di bottiglie da svuotare, zingari e prostitute consumate, mangiando gamberetti fritti».

Cosa ti ha spinto a scrivere di questo argomento?
«La prima opera è stata molto personale ed è nata da un’urgenza sentimentale molto grande. Avevo bisogno di capire molte cose, dare forma al mio sconforto per capirne le dimensioni e poi elaborarlo. Per farla breve: è stata la prima scottata in amore a farmelo scrivere» .

Dunque c’è uno specifico perché ad averlo scritto?
«Era un periodo con molti cambiamenti e non riuscivo a visualizzare quali fossero i miei turbamenti. Credo di aver iniziato così, quasi dal nulla, perché inconsciamente dovevo dare un volto, una storia e una dimensione alle mie preoccupazioni».

Per chi lo hai scritto?
«Si dice il peccato ma non il peccatore».


Le candidature a premi non indifferenti, ti hanno emozionato e hai sperato di uscirne vittorioso?
«Diciamo che di nessuna delle candidature mi sarei aspettato una vittoria o nemmeno una menzione. Sono consapevole dei miei limiti in questo panorama e non avendo alcuna formazione letteraria alle spalle, le partecipazioni ai premi sono sempre state prive di qualsiasi speranza di successo. Forse è per questo che mi è andata bene, fino ad ora!»

Che encomi ha ricevuto quest’opera che da un bel o’ di tempo gira nel mondo editoriale come sorpresa letteraria?
«Non ho partecipato a molti premi, ma a quelli ai quali ci siamo iscritti abbiamo vinto qualcosa. L’esordio grazie al primo posto a premio inediTO 2016 nel contesto del salone del libro di Torino, il terzo posto al premio nazionale di poesia e narrativa 2018 e in ultimo, di cui vado particolarmente fiero, il primo posto al contropremio Carver nel febbraio di quest’anno. Se sia una sorpresa letteraria non saprei dire, ne sarei felice. È una storia differente, unica nel suo genere forse proprio perché, non venendo dal mondo della letteratura, il mio approccio è stato, oltre a essere scollegato da qualsiasi ambizione di successo, molto naïve».



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