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Aldo Alessandro Mola - Storia della massoneria in Italia - Bompiani Editore

20/06/2019, 01:01

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Meraviglioso articolo sulla passione della scrittura firmato da Stefano Buzzi per ICrewPlay

19/06/2019, 20:29

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Sabato 15 giugno la premiazione della XVIII edizione del Premio indediTo-Colline di Torino

14/06/2019, 01:01

Sabato-15-giugno-la-premiazione-della--XVIII-edizione-del-Premio-indediTo-Colline-di-Torino

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Il consigLIBRO dell'Estate 2019 è di:


Gian Marco Griffi, Inciampi, 
Arkadia Editore.

21/06/2019, 13:01



Gian-Marco-Griffi---Inciampi---Arkadia-Editore-è-il-ConsigLIBRO-dell’estate-2019
Gian-Marco-Griffi---Inciampi---Arkadia-Editore-è-il-ConsigLIBRO-dell’estate-2019
Gian-Marco-Griffi---Inciampi---Arkadia-Editore-è-il-ConsigLIBRO-dell’estate-2019


 



Gian Marco Griffi - Inciampi - Arkadia Editore 

Il ConsigLIBRO Estate 2019
L’intervista


A cura di Salvatore Massimo Fazio

 Nato ad Alessandria nel dicembre del ’76 ma da sempre vissuto nel Monferrato, in un paese di nome Montemagno, con una parentesi universitaria torinese, il piemontese Gian Marco Griffi da una decade di anni vive ad Asti. I protagonisti dei racconti della raccolta "Inciampi", secondo volume pubblicato per la collana Sidekar, della Arkadia Editore, curata dalle sorelle Ivana e Mariela Peritore - lo mettiamo per inciso, con questa seconda pubblicazione, dopo il boom di interesse creato all’esordio con "Stato di Famiglia" di Alessandro Zannoni, stanno dimostrando che l’editoria è resistenza con livelli qualitativi altissimi nonostante il rischio di morte del settore a causa di pericolosi editori che tali non dimostrano d’essere -, sono ricorrenti. 

 

Una chicca che abbiamo saputo è che il suo agente letterario, Patrizio Zurru (in foto con una copia del libro), alle 06:00 di una mattina, riceveva la segnalazione, come lui anche altri tra agenti e editori, da Giulio Mozzi. Alle 07:00, già si stava definendo e ponendo firma sul contratto tra le parti. Quando l’intuito si unisce al talento, alla lungimiranza e al proverbio "chi dorme non piglia pesci": Zurru, si è mosso per primo.












 
Contattiamo Gian Marco Griffi, annunciandogli che il ConsigLIBRO della stagione estiva 2019, per il blog Letto, riletto, recensito! è proprio il suo nuovo uscito, appena giorno 20 giugno, praticamente un giorno prima del solstizio d’estate. Come è nostro stile, lanciamo un libro con una intervista o recensione "pillola". Succede che sua maestà il caso ha voluto che ci imbattessimo in una persona disponibile e che si è detta non sentirsi «all’altezza di essere un buon risponditore». A noi invece non è per nulla parso, pertanto doppiamente contenti di aver scelto il suo libro e di aver trovato un gran umile scrittore, che - nuovamente - vi proponiamo per 3 mesi 3, lasciandolo sempre in home page nel nostro sito.

(In foto Gian Marco Griffi)

Gian Marco... Inciampi?
(Sorride) «In "Inciampi", Fausto - incalza l’autore - è il protagonista principale, con le sue debolezze, le sue stranezze e la sua voglia di vivere nonostante un sentimento di estraneità nei confronti della sua stessa vita, del suo mondo, che è principalmente il paesaggio del Monferrato, ma non solo. Tilde, sua madre, è un’altra protagonista. La troviamo in diversi racconti: nella fase conclusiva della vita, ossessionata dalle cartoline inviatele da un ragazzo conosciuto ai tempi della Repubblica Sociale Italiana, un ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana Ferroviaria che inizia a tenere un diario quando si innamora di Tilde e quando conosce un gruppo di pittori che si nasconde in campagna. Tutto questo in Inciampi non c’è, perché il libro ha raggiunto la sua forma attuale per sottrazione: in Inciampi resta la storia di Tilde che riceve delle cartoline e se le fa rileggere in continuazione da Fausto».


Avendo la possibilità di leggerlo in anteprima, posso affermare che non tutto si ferma a Fausto.
«Certo! Non tutto si ferma a Fausto e sua madre. Ci sono gli altri personaggi: il paesaggio, gli animali, Bruno e Remo e naturalmente V., lo scribacchino deluso dai continui rifiuti o silenzi delle riviste letterarie che inizia a scrivere pezzi per improbabili e assurde riviste sparse per il mondo (attenzione: alcune di queste riviste esistono davvero)».

Cosa e come hai iniziato a scrivere?
«Ho iniziato a scrivere poesie, mi sono reso conto che la poesia per me era troppo difficile, mi sono convertito al racconto. Per dodici anni ho scritto racconti ambientati in un posto immaginario chiamato Sabbione, ho provato a farli pubblicare un po’ in tutti i modi, ma sembrava che avessi il dono dell’invisibilità».

I risultati ti hanno dato ragione...
«Quando mi accorgerò che anche il racconto diverrà per me troppo difficile, forse mi convertirò al romanzo, ma spero di no. Fin dei conti sono direttore di un Golf Club, qualunque cosa significhi».

Inciampi è il tuo esordio letterario con Arkadia: come sei approdato e come è caduta la scelta nella collana diretta dalle gemelle Peritore?
«Sono approdato grazie al mio agente "Zorro", cioè Zurru, cioè Patrizio. Gran persona. Lui ha fatto leggere alcuni racconti alle gemelle Peritore e loro mi hanno proposto di salire sul loro SideKar. Ho detto subito di sì perché mi sembrava bellissimo per me, che sono uno sconosciuto pressoché esordiente, far parte di una collana nuova e impostata sulle scritture un po’ ’diverse’, o come dicono loro, ’outsider’. Del resto la mia scrittura è completamente autodidatta, quindi mi sa che è un po’ outsider per forza, nel bene e nel male».

Facciamo un passo indietro: "Più segreti degli angeli sono i suicidi" (2017), è un libro importante, c’è qualche frame ispirato o un continuum, in Inciampi?
«"Più segreti degli angeli sono i suicidi" prima di tutto è un libro che nessuno s’è filato...»

Beh... io no, me lo son filato, dato che mi ha ricordato un filosofo ancora non tradotto in Italia e che sto approfondendo, Peter Zapffe. Ne ho fatto quasi una malattia letteraria, sai?
«Diciamo la verità: per mille motivi nessun editore ha voluto pubblicarlo, e mi è toccato chiedere l’elemosina per riuscire a vederlo stampato su carta. I mille motivi sono piuttosto evidenti a chiunque lo abbia aperto: ha settecento pagine, è bizzarro, strano, multiforme, deforme, è ambientato in una terra immaginaria dove la gente si suicida per legge morale e civile, si ride di cose che fanno piangere, si piange di cose che fanno ridere».

Quasi un misto, per me di formazione e mania filosofica, tra il succitato Zapffe con la sua consapevolezza del farsi fuori, e il paradosso ricardiano. Fin dei conti non è ciò che appare, a parte le 700 pagine, ma potrebbe essere un continuum letterario di ciò che ti ho appena detto?
«Dopo dodici anni passati in quell’immaginario lì, infernale e grottesco, malefico e desolato, ho deciso che era ora di ascendere almeno al purgatorio. "Più segreti degli angeli sono i suicidi" è un inferno dalla prima all’ultima riga. "Inciampi" è un purgatorio. Quando (e se) scriverò un libro su mio figlio (che adesso ha sei mesi), allora completerò la trilogia con il mio paradiso».

(Nella foto di Antonella Bavetta, l’autore mentre legge il suo pretendete del 2017)

Dunque nessun legame tra i due libri?
«No, il legame c’è. Il Faust di "Più segreti degli angeli sono i suicidi", è il Fausto di Inciampi. È il mio personaggio-feticcio, forse perché è l’unico che è ricalcato su una figura reale, un caro amico che qualche anno fa ha deciso che ne aveva abbastanza e si è piantato una pallottola nella tempia. Così. Quel giorno ho capito che studiare il suicidio, indagarlo, è la cosa più inutile del mondo». 

In breve, per il lettore che si appresta a leggerlo: come riassumeresti "Inciampi"?
«Una raccolta con dentro uomini, cose e animali che tirano a campare meglio che possono, e spesso non ci riescono. Nello specifico tratta di soldati alle prese con la propria coscienza, di amori improvvisi, di scrittura e letteratura, di fallimento e passione. E del paesaggio che gli sta intorno». 

Cosa ti ha spinto a scrivere di questo argomento?
«Non saprei di che altro scrivere».

Perché e per chi lo hai scritto?
«Perché mi sono divertito moltissimo a scriverli (i racconti) e per chi... per tutti!».

Hai ricevuto candidature a premi nella tua carriera?
«La mia ’carriera’ inizia oggi. Non mi ha mai calcolato nessuno».

Torna la potenza delle sorelle Peritore e di Zurru, talentuosi, perdona il bisticcio di parole, a scovare talenti e farli sentire bene?
«Te l’ho detto, "Zorro" è una gran persona e le gemelle professioniste che ti cercano e accolgono con tutti i sacramenti».

(In foto le gemelle Ivana a sx e Mariela curatrici della collana Sidekar, per Arkadia)


A quali autori ti ispiri e quali sono o furono i tuoi preferiti?
«Mi ispiro a tutti gli scrittori che ho letto. I miei autori preferiti, quelli che rileggo di continuo, sono italiani e stranieri: da Dante e Gadda a Manganelli, Celati, Buzzati (e a parte Dante non ho messo i poeti italiani, ce ne sarebbero molti, per esempio Zanzotto, Magrelli, De Angelis, ecc.), gli stranieri T.S. Eliot, Beckett, Harold Pinter, Kafka, Borges, Cortazar, e comunque molti altri».

20/06/2019, 01:01



-Aldo-Alessandro-Mola---Storia-della-massoneria-in-Italia----Bompiani-Editore
-Aldo-Alessandro-Mola---Storia-della-massoneria-in-Italia----Bompiani-Editore
-Aldo-Alessandro-Mola---Storia-della-massoneria-in-Italia----Bompiani-Editore


 



Aldo Alessandro Mola - Storia della massoneria in Italia. Dal 1717 al 2018. Tre secoli di un Ordine iniziatico - Bompiani Editore

Le recensioni in LIBRIrtà

A cura di Marco Iacona

    Quella massonica è un’associazione che sconta un deficit di traducibilità e di retroversione nelle sue diverse fasi espressive. Aldo Alessandro Mola, autore di una monumentale Storia della massoneria in Italia dal 1717 al 2018, tre secoli di un Ordine iniziatico (Bompiani 2018), già in terza edizione, non il primo e di certo non l’ultimo saggio in tema, lo sa bene. 

Lo sa in quanto serio studioso, in quanto laicissimo portatore di costruendi dubbi, in quanto storico di professione, in lotta con l’ordinaria semplificata inclinazione alla facile narrazione. Tenue, rassicurante, per famiglie al più allargate.

La massoneria, scrive con riconosciuta competenza, attinge alla sapienza Italica; non nasce in Italia ma qui ritorna secoli dopo la feconda stagione umanistica. E torna recando seco il bagaglio di una tensione, per quei tempi - e fors’anche per i nostri - iconoclasta: la tensione verso l’universo nelle forme più sensibili dello spirito. Chi avrebbe da dire e cosa? Eppure, dicevamo, la tensione, nell’incessante lentezza di tre secoli-tre, pare stemperarsi in una prassi d’ambiguo profilo che lo storico nella sua onestà ha l’obbligo di annunciare, nel quadro d’un racconto che avanza per episodi e immagini, solennemente ricco di preoccupazioni. La massoneria nasce "grande", la storia dunque anche nella penuria delle idealizzazioni non può non largheggiare in grandezza e nel suo reciproco, cioè nella miseria di mille dolorose improgrammate sconfitte. 

La "grande" utopia di una "grande" fratellanza, ecco il cuore della questione. Nel pensiero che pensa se stesso nell’atto di pensare, nel passo successivo della costruzione di una simbologia come gettata nel mondo e plaudente la propria immagine. È il rischio che corre l’umanità nell’avvertire un’insufficienza ontologica suscettibile di remissione, ma con occhi e orecchie alla sentenza di Ayn Rand: i grandi orrori si commettono per scopi altruistici. Forse, si tratta solo di errori (i lettori apprenderanno anche di scissioni e tentativi di rinascita). Ed ecco che lo storico si dà il compito di elencare, in un’avveduta sintetica rassegna, protagonisti, vantaggi e castighi. E si dà i compiti di dosare parole e tecniche imboccando la difficile strada della morale "perfezionata", nonché di arruolare al proprio effetto le coordinate d’una correttezza in spirito e di metodo e di concepire un’etica della convinzione e dell’adeguatezza.

La massoneria nasce in Gran Bretagna nel 1717, in Italia arriva nel 1731 e - da subito - è costretta a scontrarsi col pregiudizio della (chiamiamola così) tradizione. Non per caso, non per mera sfortuna, in tre secoli, la libertà massonica è l’utopia nell’utopia, nascendo per esser precisi con Napoleone e morendo con la Restaurazione. Celebra qui e lì nozze "chimiche" con la politica mai con lo Stato, nonostante presidenti del consiglio - come Crispi - ministri, parlamentari, dirigenti, artisti, militari, si "ammassonino" con slancio bulimico; verrà tollerata, mai riconosciuta. Francesco De Sanctis, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Vittorio Valletta, Giovanni Piumati, pioniere degli studi su Leonardo: sono (anche) questi i massoni. 
(Aldo A. Mola)

Malgrado l’importanza storica della fratellanza - magari, forse, a causa di quella - c’è un cruccio, "grande", fondato sull’ossessione antimassonica: l’antimassoneria come esclusivo movente di lotta, dice Mola. Punti fermi di una storia italiana che procede per prove documentali, sono la Grande Guerra e il Fascismo: scommesse perdute dalla massoneria per opposte ragioni di sostanza. La Libera Muratoria ha saputo vivere di persecuzioni, subendo, duramente, laddove avrebbe dovuto raccogliere, in sede di bilancio, con rigore. Anche la maggioranza di governo attuale si è pronunciata contro influenze e legami massonici. No, in altri paesi - America, Francia - non sarebbe accaduto.

Gli è che ambiguità di fondo caratterizzano le relazioni tra massoneria e ordinamento giuridico italiano. Ambiguità spiegabili con la realtà cruda - abbracciata ieri dal padre costituente - di non voler dispensare dispiaceri né di volersi schierare, con sfacciata eleganza, a favore di incondizionate "libertà". Principio appreso - lo diciamo per noi stessi - trattando, generalmente, di comunismo. 

Qualora i fattorini di Stalin avessero vinto le elezioni nel 1948, gli articoli della costituzione, nell’immediato, avrebbero dovuto operare anche in una repubblica "democratica" di stampo socialista.


Titolo: Storia della massoneria in Italia. Dal 1717 al 2018. Tre secoli di un Ordine iniziatico
Autore: Aldo A. Mola
Editore: Bompiani
Prezzo: € 23,00
Pagg.: 832
Voto: 
19/06/2019, 20:29



Meraviglioso-articolo-sulla-passione-della-scrittura-firmato-da-Stefano-Buzzi-per-ICrewPlay


 



Questo mese per la rubrica A casa degli ALTRI riportiamo integralmente un bell’articolo sulla passione della scrittura, uscito sul portale ICrewPlayLibri a firma di Stefano Buzzi. Il giornalista di Seregno, indagando sulle emotività di una della arti più nobili, ha intervistato la scrittrice Sabrina Servucci che ha svelato l’importanza della sua inclinazione ai pensieri zen.

A casa degli ALTRI

Sogni di Carta: Sabrina Servucci e i suoi pensieri "zen"

Di Stefano Buzzi - Giugno 19, 2019

Intervista con Sabrina Servucci, operatrice di pratiche orientali e scrittrice poliedrica: poesie, pensieri umoristici e saggi sullo Shatsu.


Ancora una volta attingo, per questa intervista, all’enorme bacino di persone e artisti che ho conosciuto nei miei anni di radio. E’ una emozione che non so proprio spiegare, confrontarmi con menti estrose tenendo al guinzaglio la conversazione, dirigere le parole e le domande verso il mio bisogno di sapere e scoprire cosa si cela dietro al lato A di un artista. Ho conosciuto Sabrina Servucci poco prima di Natale, entrambi avevamo in vendita i nostri libri nello stesso piccolo atelier culturale, e così, senza saperlo, abbiamo scoperto che abitiamo nello stesso paese. Poi, qualche mese fa, è venuta ospite nel mio programma radiofonico e si è rivelata una vera forza della natura oltre che una persona piena di idee e esperienze da condividere.


E quindi perchè solo ora questa intervista qui nella rubrica "Sogni di Carta"? Perchè solo ora ho letto uno dei suoi libri, e se già avete letto qualche mio articolo, sapete che è nel mio stile partire da un libro per poi espandere come una foce a delta le mie domande alla scoperta dell’atomo primordiale che riposa nell’anima dell’artista. Ho letto la sua ultima raccolta di poesie "Le mie parole per dirlo - Verso di me", una silloge davvero intima che mette a nudo l’autore e lo espone in maniera esagerata al pensiero del lettore che si trova di fronte parole e pensieri senza alcuna barriera di protezione. Un piccolo libricino con un anima enorme, versi da condividere che entrano, secondo le regole sconosciute e misteriose della poesia, nello stomaco del lettore e si adagiano, pronte per essere assimilate e poi sentite proprie con empatia.
  
Ma lasciamo che sia Sabrina a raccontare tutto ( o quasi tutto ) di lei e delle sue opere:

Ciao Sabrina, grazie per aver accettato di fare questa intervista, iniziamo dalla genesi del tuo amore per la scrittura. Come è nato? Quando?
Grazie a te, è emozionante e divertente rispondere ad un’intervista che indaga su una passione così grande come quella di scrivere.
Come tutti gli amanti della scrittura, ti risponderei, sorridendo, che il mio amore è... "da sempre". La mia capacità di scrivere in modo sempre più soddisfacente, innanzitutto per me, si è però sviluppata nel tempo. Ricordo che alle medie in italiano non andavo benissimo poi c’è stato come un salto qualitativo, probabilmente di pari passo con la mia crescita interiore e la definizione della mia indole, abbastanza riflessiva, meditativa e anche creativa e giocosa.

C’è un momento specifico in cui ricordi di aver pensato " io voglio scrivere" o un aneddoto legato alle tue "prime volte"?
Non ho mai pensato "voglio scrivere", almeno all’inizio, l’ho fatto e basta; la scrittura era così parte di me che mi sembrava un’attività normale, come mangiare o lavarmi i denti. Come prima volta, come momento in cui ho avuto un feedback dall’esterno rispetto ai miei pensieri scritti, individuo un piccolo aneddoto accaduto in seconda elementare: vivevo a Roma e nevicò, un avvenimento straordinario per la città; la maestra chiese di fare un tema ed io scrissi una paginetta scarsa, a dispetto dei temi che da bambini tiravano in lungo descrizioni e concetti, ma così densa di emozioni che volle leggerla a tutti a voce alta. Ricordo che mi emozionai molto ma soprattutto scoprii, in un certo senso, che quello che pensavo ed il modo in cui l’avevo espresso poteva suscitare qualcosa anche negli altri.

Generalmente scrittura e lettura vanno di pari passo, uno scrittore è anche un ottimo lettore. Cosa leggi?
Scherzando dico spesso che sono troppo impegnata a scrivere per avere tempo per leggere, in effetti leggo meno di quanto vorrei. Più che altro sono preda di veri e propri raptus; ci sono periodi in cui leggo velocemente un libro dopo l’altro ed altri in cui non leggo affatto. Se voglio volare leggo poesia. Mi piace leggere anche libri di persone che conosco, indipendentemente dal contenuto, perché mi sembra di avanzare alla scoperta di parti di loro che ancora non conosco. Ho tantissimi amici artisti e adoro ricevere per posta il pacchetto con il cd o il libro e leggere la dedica. Con l’acquisto di un libro di un autore "minore", o addirittura partecipando ad un crowfunding per pubblicarlo, ho l’impressione di aver contribuito, anche se in piccola parte, a sostenere la passione dello scrittore e ad incoraggiarlo a proseguire. Naturalmente, poi, leggo anche di materie legate alla mia professione, ad esempio testi antichi di cultura orientale.

Chi sono i tuoi autori di riferimento? Quelli che più influenzano il tuo modo di scrivere?
Il mio "primo amore di libro" fu Siddharta di Hesse, regalatomi all’età di tredici anni da un ragazzo più grande di me; rimasi folgorata. Sinceramente non so se qualche autore mi ha influenzato particolarmente, non ci ho mai pensato e nessuno mi ha mai detto che la mia scrittura ricorda qualcuno. Quando gioco con le parole mi sento legata ad Alessandro Bergonzoni, il maestro dei significati nascosti; anch’io l’ho sempre fatto, sin da bambina, ma lui è davvero super. Ho letto molto, in passato, BananaYoshimoto, Wislawa Szymborska, ma anche Terzani, Serra. Ora che ci penso qualcuno che mi ha influenzato e anche parecchio c’è, è Giorgio Gaber , anche se lui le parole le recitava e le cantava. Lo definisco "il mio primo guru".

Il tuo essere scrittrice gravita nel mondo della poesia. Cosa significa per te comporre versi? Ti destreggi anche in altre forme di scrittura?
Il mio allenamento è consistito, a partire dall’adolescenza, nella scrittura del diario. Sono andata avanti a scriverlo fino a qualche anno fa. E’ una forma spontanea e senza una particolare struttura ma aiuta a "mettere nero su bianco" fatti, emozioni, dubbi, risposte. Nelle pagine dei miei diari però potevi trovare anche piccole storielle, battute, brevi frasi simili a poesie. La poesia o, meglio, quelle che io definisco più umilmente riflessioni poetiche, ha avuto molto spazio; credo che sia una forma che consente di scrivere di getto e brevemente, fermare un attimo, una sensazione, un’intuizione, un dolore. Man mano ho trovato sempre più una sintesi, mi piace, adesso, scrivere versi brevi, poetici od umoristici non importa. Sono come "sferzate di pensiero". Ho scritto anche canzoni, articoli giornalistici ed un saggio e in questi casi, naturalmente, si argomenta in modo più dettagliato ed esaustivo.

Prima hai accennato alla tua professione, so che sei una operatrice di discipline orientali. Nell’ottica di capire come queste discipline si intersecano e influenzano con la scrittura, ci dici brevemente esattamente di cosa ti occupi?Sono, fondamentalmente, un’operatrice Shiatsu che ha approfondito con molti anni di studio la medicina cinese. E’ la mia professione da venti anni ormai. A questo affianco la pratica e l’insegnamento del Qi Gong, una "ginnastica medica" che, come lo shiatsu ma eseguita in gruppo, aiuta a sbloccare stasi energetiche, aumentare l’interezza tra corpo, mente e spirito, a sciogliersi, a "sentirsi " meglio, a respirare e meditare in modo poco statico, muovendosi lentamente, a prendersi una vacanza benefica rispetto ai ritmi intensi che la vita sollecita.

E quindi come confluiscono questi due mondi? Ne è nato un libro giusto?
In generale, se penso a come confluiscono il mondo della scrittura e quello dello shiatsu mi viene da dire che lo shiatsu è un ascolto profondo di sé e della persona che si tratta. E’ una comunicazione non verbale priva di sovrastrutture, molto veritiera. A parole posso raccontarti molte cose di me, aggiustare il tiro, se credo, consapevolmente o meno, ma le tensioni del mio corpo, le zone fredde o calde, prive di energia o piene e bloccate, il mio modo di respirare, la mia capacità di affidarmi e avere fiducia... sono aspetti che dicono molto. Lo shiatsu aiuta a mettersi in contatto innanzitutto con se stessi e, in fondo, anche la scrittura è questo, solo che vuole tradurre il tutto, fermarlo e, a volte, renderlo fruibile anche ad altri. Nello specifico, lo shiatsu ha invaso la mia passione di scrivere quando ho deciso di scrivere "Punto di conTatto - Quando lo shiatsu entra in ospedale", un saggio pubblicato da Infinito Edizioni. E’ un libro che racconta la mia esperienza professionale, molto speciale, dell’utilizzo della mia disciplina e della profonda e potente azione delle mani con persone uscite dal coma con gravi cerebrolesioni e alterazioni della coscienza.

Mi sembra di capire che è il libro a cui sei più legata. Giusto?
E’ quello che chiamo il mio "libro vero", quello che ho sentito di scrivere per diffondere  contenuti importanti che non potevo tenere per me, per cui mi sono messa alla prova cercando un editore, che ancora presento in giro e divulgo come posso. Il mondo può fare certamente a meno delle mie poesie e delle mie battute, per quanto fa piacere anche in questi casi avere dei confronti o dei feedback, ma le storie e le esperienze raccontate in "Punto di conTatto" sono un patrimonio cui ho ritenuto doveroso  "dare voce", proprio perché i miei "Maestri silenziosi" non possono farlo. Sono persone che vengono definite "in stato vegetativo" o "in minima coscienza", sono in una condizione di vita misteriosa e spesso ignorata, ma se si sa ascoltarli si esprimono ed io ho imparato molto da loro.

Ho letto il tuo "Le mie parole per dirlo". L’ho trovato davvero molto introspettivo, e del resto il sottotitolo è "Verso di me". Quanto è forte la necessità di scrivere "verso di te" e che difficoltà ci sono nel mettersi in gioco in maniera così esplicita?
"Le mie parole per dirlo" è il mio ultimo libricino, scritto nel 2016. In effetti si, è stato un mettersi in gioco, rivelarsi senza ritegno. La verità interiore, o cercare di avvicinarsi sempre di più a qualcosa che le assomiglia, è una questione che mi interessa. Accettare ogni parte di noi, i nostri talenti, i nostri limiti, andare in profondità, ci aiuta anche ad apprezzare gli altri.

Ci racconti la storia di come è nata questa raccolta di poesie?
Dopo aver scritto "Punto di conTatto" nel 2015 e, subito dopo, un libretto di aforismi umoristici, ho sentito la necessità di ritrovare anche altre parti di me. Ho fatto in giro nel pc e tra foglietti sparsi ed ho messo insieme quello che mi sembrava interessante ed attuale; del resto la precedente raccolta di poesie era del 2008 e, forse, io ero cambiata o avevo da dire cose in modo diverso. Come è riportato alla fine del libro è "una raccolta di riflessioni poetiche seminate negli ultimi anni per dare carta bianca alle emozioni".

Hai scritto anche un libro di pensieri umoristici. Ci parli di questo lavoro?
"E ancora RidiAmo! - La carica dei 101 pensieri "amoristici" (poco zen)" è un ampliamento di un precedente libretto ("RidiAmo!") che conteneva solo 21 aforismi. E’ qualcosa a cui sono molto affezionata, che sento molto vicino al mio modo di essere. Viene da un periodo arrabbiato ed ho cercato di stemperare alcune ferite. Si tratta di tagliente "sarcasmo terapeutico al femminile" espresso con pensieri umoristici d’amore (che ho ridefinito "amoristici" :-), per riflettere (luce e buio), ridere e far ridere con le lacrime. Del resto, "credo che la scrittura sia la mia terapia ma anche la mia malattia e l’umorismo un salvavita... amo giocare con le parole anche quando mi diverto solo io ed invitare le lucciole dentro alle lanterne".

A questo punto facciamo il riassunto di tutte le tue pubblicazioni?
"Procedere con karma" (2008)
"Fiabe e filastrocche di una bambina grande" (2013)
"RidiAmo!" (2014)
"Punto di conTatto - Quando lo Shiatsu entra in ospedale" (2015)
"E ancora ridiAmo! - La carica dei 101 pensieri ’amoristici’- poco zen" (2015)
"Le mie parole per dirlo - Verso di Me" (2016)

Dove e come si possono acquistare i tuoi libri?
Naturalmente da me, con dedica! E poi, tranne i primi tre che non sono pubblicati ma solo stampati, nei principali circuiti on line o in libreria. Assaggi dei miei tre ultimi libri li trovi anche su facebook, ho una pagina dedicata per ognuno di loro, oltre ad un profilo personale. Mi piace entrare in contatto con chi mi legge e ricevere commenti post-lettura, se sono d’accordo poi pubblico le recensioni.

Attualmente c’è un nuovo progetto in corso? Se sì di che si tratta?
Ho due o tre idee che si stanno sviluppando giorno dopo giorno ma non so quale avrà la meglio. Non sento l’urgenza di pubblicare altro. Andrà, credo, come è sempre andata: all’improvviso quello che da tempo ho in testa si comporrà velocemente come un puzzle, subirà una forte accelerazione ed io mi siederò e scriverò tutto in poco tempo. La passione della scrittura, nel frattempo, la esercito anche in altri modi: sto collaborando come redattrice con una rivista digitale e come "curatrice" (editor) per testi di altri autori, un modo di cucinare parole, quest’ultimo, che mi piace molto. Con un’amica musicista poi stiamo pensando di proporre in giro un piccolo spettacolo, un modo per far uscire le parole dalle pagine, farle ascoltare, recitarle e cantarle a gran voce.

Una domanda che riciclo sempre, ma è per me quasi una questione di vita o di morte saperlo. Sabrina Servucci quando scrive? Abbiamo nell’immaginario comune, o forse solo nel mio, l’idea dell’artista che di notte non dorme per scrivere. Tu? Segui l’ispirazione e quindi senza orari, o ti imponi una regola e un determinato periodo della giornata?
No, no... io la notte dormo! Scrivo in qualsiasi momento, non ho momenti speciali della giornata né regole da osservare. Le parole mi sorprendono all’improvviso e mai mi mancano foglio e penna a portata di mano. Succede, però, che arrivi, nel dormiveglia, un’idea, una frase che "suona", portate dalla notte chissà da quale mondo sconosciuto e se le perdo svegliandomi mi arrabbio. Le lascio andare pensando che , forse, tornano in quel territorio non nostro da cui accingiamo. Non pensate anche voi che forse chi scrive si limita ad ascoltare voci, emozioni, esperienze collettive, a catturarle e a regalarle nuovamente?

Ringrazio Sabrina per la disponibilità, l’entusiasmo e la loquacità con cui ha risposto alle mie domande. Spero che questa intervista sia stata per voi lettori, come lo è stata per me, un momento di scoperta e di arricchimento personale.



 L’autrice
Sabrina Servucci è nata a Roma ma vive in Brianza da trenta anni. Dopo aver lavorato in ambito commerciale, nel marketing e nella comunicazione, nel 1998 inizia a studiare Shiatsu e Medicina Cinese, un cambiamento fondamentale che riguarda inizialmente il suo punto di vista e poi la sua professione.Fino ad una decina di anni fa i suoi scritti venivano erogati esclusivamente tramite il profilo facebook a suo nome, dove coltiva più di mille contatti, in particolare con persone legate alle discipline bionaturali, all’arte ed alla musica.Nel 2008, le viene voglia di raccogliere in un unico volume una selezione di poesie scritte nell’arco di 30 anni, dai 14 ai 44 anni di età, e stampa "Procedere con karma", con la sua "BenEdizioni". Sia il titolo della raccolta che il nome della sua fantomatica casa editrice sono frutto di giochi di parole che la caratterizzano. Seguono "Fiabe e filastrocche di una bambina grande" (2013) e, l’anno seguente,  "RidiAmo!".Nel marzo 2015 - pubblicato da Infinito Edizioni - il suo primo libro "vero",   il saggio "Punto di conTatto - Quando lo Shiatsu entra in ospedale", che racconta con intensità e, incredibilmente, anche umorismo, molti anni di pratica Shiatsu con persone uscite dal coma con gravi cerebrolesioni (definite in "stato vegetativo e minima coscienza"), esperienza unica in Italia, più recentemente ampliata lavorando anche con persone affette da Sla o in fine vita presso Hospice.Ampliamento del precedente libretto "RidiAmo!", nel novembre 2015 edita "E ancora RidiAmo! - La carica dei 101 pensieri "amoristici" (poco zen)". In questo caso non ritiene di dover cercare un editore ed utilizza il self-publishing che le dà comunque modo di diffondere, con chi già la segue e la legge, qualcosa di completamente diverso: si tratta di tagliente sarcasmo terapeutico al femminile espresso con aforismi e pensieri umoristici d’amore (amoristici :-), per riflettere (luce e buio), ridere e far ridere con le lacrime.La sua ultima pubblicazione (novembre 2016), sempre in self-publishing è "Le mie parole per dirlo - Verso di me" una raccolta di riflessioni poetiche seminate negli ultimi anni, per dare carta bianca alle emozioni.

La proprietà e il copyright dell’articolo è di ICrewPlay Libri e Letteratura


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Letto, riletto, recensito è media partner dellì Etna Book Festival

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Le nostre rubriche seguono il seguente ordine settimanale:

 

SabatoGlievergreencopia
MercolediLeintervistecopia
lunedilevideorecensioni
GiovediLerecesnioniinLIBRIrtacopia
DomenicaIlconsigliodellasettimanacopia
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