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Arte - Morto Piero Guccione

06/10/2018, 18:39

Arte---Morto-Piero-Guccione

Morto a 72 anni l’attore Gilberto Idonea. Aveva lavorato con Paolo Sorrentino e Tony Servillo ne "Le conseguenze dell’amore"

05/10/2018, 20:11

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Claire Cameron - L’Orso - Sem edizioni - Le recensioni in LIBRIrtà - Le recensioni tradotte

04/10/2018, 01:59

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06/10/2018, 18:39

Arte, Pittura, Scuola di Scicli



Arte---Morto-Piero-Guccione


 



É morto a Modica, Piero Guccione, punto cardine della scuola di Scicli


(fonte Repubblica.it)
 E’ morto a Modica, nell’hospice dell’ospedale Maggiore, dove era ricoverato da qualche giorno, il pittore Piero Guccione. Aveva 83 anni. Artista di livello internazionale anche per la sua sublime visione del Mediterraneo, Guccione era il punto di riferimento del "Gruppo di Scicli" che raccoglie diversi pittori realisti.
Nato a Scicli il 5 maggio 1935, Piero Guccione è stato assistente di Renato Guttuso dal 1966 al 1969 per la cattedra di pittura dell’Accademia di Belle arti di Roma e ha partecipato a importanti esposizioni pubbliche, nazionali e internazionali. Nel 1984 l’Hirshhorn Museum di Washington lo ha invitato alla mostra internazionale Drawings 1974-84. Nel 1985 è stato invitato dal Metropolitan Museum of Art di New York-The Mezzanine Gallery per un’antologica di grafica. Sue opere grafiche figurano nella collezione permanente del museo. Ha partecipato alla decima e alla dodicesima edizione della Quadriennale (1972 e 1992). E’ stato invitato a diverse edizioni della Biennale di Venezia, che nel 1988 gli ha dedicato una sala personale nel Padiglione Italiano.
Guccione fu la guida artistica del "gruppo di Scicli" che Guttuso lanciò in un’intervista al "Tempo" di Roma. "Nel deserto della pittura italiana - disse Guttuso - c’è la purezza d’intenti di un gruppo di artisti che opera nell’estrema periferia, lontani dal dinamismo delle metropoli, dalle Biennali d’arte, dalla velocità consumistica alla quale neppure l’opera d’arte riesce a sottrarsi".
05/10/2018, 20:11

Teatro, Cinema, Catania, Gilberto Idonea



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Morto a 72 anni l’attore Gilberto Idonea. Aveva lavorato con Paolo Sorrentino e Tony Servillo  ne "Le conseguenze dell’amore"



(fonte lasicilia.it)
Stroncato da un infarto, a 72 anni, è morto l’attore catanese Gilberto Idonea.
Con la grande ironia che lo contraddistingueva, negli ultimi tempi non aveva fatto mistero di essere malato. Idonea era considerato a Catania uno degli eredi di Angelo Musco e per molti anni ha calcato i principali palcoscenici italiani e stranieri, con una propria compagnia, rappresentando i classici siciliani di Martoglio, Pirandello e Verga.Ha avuto un passato davanti alle cineprese: il suo debutto cinematografico è avvenuto nel 1978 nel film «Turi e i paladini». Ha al suo attivo parecchi film, tra cui «Malèna» di Giuseppe Tornatore, «La donna del treno» di Carlo Lizzani e «Il consiglio d’Egitto» di Emidio Greco. In televisione ha recitato in diverse serie, tra cui «La piovra 8 - Lo scandalo», mentre è stato coprotagonista ne «La piovra 10». 
Le condoglianze della redazione del blog lettorilettorecensito!, alla famiglia.
04/10/2018, 01:59

Sem Libri, Claire Cameron , L'Orso



Claire-Cameron---L’Orso---Sem-edizioni---Le-recensioni-in-LIBRIrtà---Le-recensioni--tradotte


 



Claire Cameron - L’Orso - SemLibri

Le recensioni in LIBRIrtà 

Le recensioni tradotte



"Certamente il miglior libro di un autrice straniera da noi letto, ad oggi, pubblicata per SEM." (Salvatore Massimo Fazio)


Recensione e traduzione a cura di Federica Duello.

Anna è una bimba di cinque anni, in campeggio sull’isola di Bates con i genitori, il fratellino Alex (da lei soprannominato Stick per via delle sue manine grassottelle sempre appiccicose) e la sua compagnetta di sempre, l’orsacchiotta Gwen. La radura dove si sono fermati per la notte è un incanto, la natura offre suoni e odori che hanno del magico agli occhi di una bimba, e la accompagnano tra i pensieri più dolci. 

Dopo aver dato la buonanotte ai genitori ed essere entrata nella sua tenda, si stringe forte al suo pupazzo e al piccolo fratellino, caldo caldo per la temperatura del suo corpicino assonnato. Mentre le stelle brillano numerose in cielo, la piccola, ancora immersa nei suoi pensieri di fantastica sognatrice, sente un rumore assordante: sono le urla dei genitori, attaccati da un orso nel cuore della notte. 

L’accampamento viene divelto: le tende distrutte e il cibo disseminato ovunque, ma il padre fa appena in tempo a mettere in salvo i piccoli all’interno di un robusto e ampio frigo da campeggio. Il giorno seguente, quando il rumore assordante finisce, il "cane nero" è ancora lì, che sbuffa e ringhia, e li annusa, mentre cerca di aprire il coperchio del frigo che funge da riparo ai due sopravvissuti; dopo, il silenzio. 

Dal momento in cui riusciranno ad uscire da quel rifugio improvvisato, i fratellini si ritroveranno a dover lottare, a loro insaputa, per la loro sopravvivenza, incamminandosi tra la natura selvaggia di un’isola conosciuta solo tramite i ricordi felici di quando passavano le vacanze insieme ai genitori, i fari della loro salvezza, almeno fino a quel momento; ma quell’esperienza li renderà capaci di pensieri e decisioni che andranno ben al di là della loro tenera età. 

Claire Cameron, con la sua maestria da scrittrice e la sua fervida immaginazione, è riuscita a riportare un avvenimento atroce usando come filtro le parole di un essere innocente, ancora inconsapevole dei mali del mondo, che basa le proprie esperienze sui giochi, perché cosciente di quelli, e le proprie sicurezze sulla vicinanza di mamma e papà: perché va tutto bene, fin quando ci sono loro. 

Questo si percepisce fin dall’inizio, quando la bimba comincia a comprendere che qualcosa non va come dovrebbe perché ode le urla della mamma, inusuali perché sente "la mamma che urla e tengo gli occhi chiusi. I sogni non sono veri. Lo so perché la mia mamma non urla"; ma, come in questo caso, riesce comunque nell’intento di tranquillizzare il lettore raccontando di vicende simili (trambusti, pasticci combinati dal fratellino e quant’altro) in cui la mamma avrebbe dovuto o potuto urlare, e invece non l’ha fatto: c’è davvero qualcosa che non va, allora... 

Le esperienze raccontate e vissute da Nana (come la chiama il fratellino, incapace di pronunciare il suo vero nome) e Stick a seguito dello spiacevole incidente fanno sì che il lettore si dimentichi delle atrocità da cui tutto ha avuto inizio, confortato dal pensiero che basti un cerotto perché le ferite di qualsiasi tipo passino, anche se Nana stessa riconosce che per quante ferite abbia la mamma quando viene ritrovata stesa per terra e in fin di vita, non basterebbero quelli che lei si porta sempre dietro, a farla stare meglio... e allora decide di stendersi accanto a lei e di appoggiare la guancia contro la sua, per farle sentire il suo calore; ed è in situazioni del genere che il lettore è portato a farsi cullare dal proprio bambino interiore, come se questa volta sia lui o lei a tranquillizzarci e ad avere cura di noi. 

Nonostante la loro disavventura, legiovani età di Nana e Stick permettono loro di distaccarsi dalla natura selvaggia che li circonda, e di vivere attimi di reale divertimento anche nella solitudine e nell’incertezza, capacità che rende i bambini incredibilmente resilienti, riportando tutto al mondo dei giochi (le barbie della compagna di classe, l’orsacchiotto di pezza, i nonni, il cane dei vicini, la luna che spinge il passo grazie al suo raggio...). 

Magari, dopo questo libro non andremo più a campeggio a cuor leggero, ma avremo appreso che l’amore tra fratelli, per la vita e per la famiglia non può essere rimpiazzato da null’altro, e che questo può renderci forti come non avremmo mai pensato di essere. 

Traduzione della recensione.
Anna is a 5 years old girl, camping on Bates Island together with her parents, her little brother Alex (which she nicknamed Stick, for his little chubby sticky hands) and her best friend in the world, a teddy bear she named Gwen. The glade they decided to put the tent to spend the night on it’s enchanting: nature offers sounds and scents that have a magical touch, at a little girl’s eyes, and which cherish her in her sweetest thoughts. 

After saying goodnight to her parents, she gets into her tent, lays down and tries to fall asleep while holding tight both her teddy bear and her little brother, very well warmed up for how asleep his is. While stars shine up in the sky, the little one is still absorbed in her sweet dreams, and hears a thunderous noise: it’s her parents, attacked by a bear in the middle of the night. 

The camping site goes wrecked: her parent’s tent is destroyed and the food is now all over the place, but the father makes on time to save them by tossing them and locking the two little guys into the giant cooling box the children named Coleman. The day after the nightmare, when it’s all over and silence comes in, the "black dog" is still there, panting, growling, and sniffing, while it tries to open the lid of the box containing the two little survivors; after that, just silence. 

From the moment they sneak out of that makeshift shelter, they will have to fight, without their knowledge, for their survival, walking among the wild nature of a place they only know thanks to the happy moments they had together with mummy and daddy, which were, at least up to that moment, the beacons of their salvation; but this experience will turn them as capable of decisions and thoughts which will go way beyond their early ages. 

Claire Cameron, with her virtuosity in writing and her fervid imagination, has successfully succeeded in reporting a dreadful event by using the words and thoughts of an innocent creature as a filter, a big sister who is still unaware of the evil of this world, and which bases her experiences on games and toys, as those are the only things she has ever experienced so far, and her certainties on mummy and daddy’s closeness, because everything is right, as long as they are there. 

And this happens right from the beginning of the story, when the little girl starts comprehending that something is going terribly wrong from the moment she hears her mother screaming: that is an unusual situation, and she keeps her eyes shut, because she knows dreams are not real: she knows it, as her mom never screams. Anyway, also in this case, the little girl manages in keeping the reader calm and safe by telling of similar situations (like hustles and troubles caused by the little brother and so on), in which the mother could have yelled but decided not to: that means something is really going wrong...

The experiences Nana (as her little brother calls her, unable to pronounce his sister’s name correctly) and Stick go through after the unfortunate event are told in such a way to make sure the reader would forget all the atrocities this telling starts from, and that he would feel relieved by believing a band-aid is just enough to heal all the wounds, albeit the protagonist recognizes there are no enough band-aids that may help her mother recover from all the wounds the bear has caused on her, when the child comes across her pale body, laying down and clinging to life among the bushes... that is why the little heroin decides to lay down next to her while leaning her cheek against hers, to make her feel her heat: that is one of those moments in which the reader let itself be lulled by its own interior child, as if would be him or her, this time, the one entitled to calm it down, taking care of it.

Besides their misadventure, Nana and Stick’s early ages allow them to detach themselves from the wild life that they are experiencing, and to live moments of real entertainment, even when feeling lonely and in incertitude, which shows the incredible resilience children are gifted of by bringing everything back to the world of games and toys (Jessica’s barbies, Gwen, their grandfathers, the neighbours’ dog, the moon which pushes their feet forwards with its light beams...).

We might get a little afraid of going camping again after this reading, but we might also learn that the love among brothers, for life, and for family, can’t be replaced by anything else, and this can make us as strong as we would never think we could be. 

Autrice: Claire Cameron
Titolo: L’Orso
Editore: Sem
Pagg.: 207
Prezzo: € 17,00
Voto: 9


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