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Rosa Mogliasso - La felicità è un muscolo volontario - Salani - Le recensioni in LIBRIrtà

26/04/2018, 23:34

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Andrea Franzoso - Il disobbediente - L’inchiesta

26/04/2018, 23:34

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Antonio Emanuele Aiello - Le sopravvissute ai nostri occhi - Scatole Parlanti - L’autore si racconta

26/04/2018, 23:30

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Rosa-Mogliasso---La-felicità-è-un-muscolo-volontario---Salani---Le-recensioni-in-LIBRIrtà


 



Rosa Mogliasso - La felicità è un muscolo volontario - Salani  

Le recensioni in LIBRIrtà


Domenica Blanda, ha recensito La felicità è un muscolo volontario, per Letto, riletto, recensito!

L’ho finito oggi, dopo "L’assassino qualcosa lascia "e "L’amore si nutre d’amore".
La Commissaria Barbara Gillo è alle prese con un triplice omicidio. Una benestante signora ex contessa Punotti, massacrata nella sua casa e due barboni uccisi a colpi di pistola a Torino.
La trama del libro è complessa ben strutturata.
I tre delitti sono tra loro collegati. È implicato il figlio della contessa viveur di mezza età, mantenuto dalla madre, la figlia scappata da un collegio di suore per diventare una terrorista, scomparsa da casa e di cui nessuno ha notizie.
Con una trama ben costruita, nella città di Torino si arriva piano piano a dipanare quella che si presenta come matassa ingarbugliata.
La Commissaria Gillo, anche in questo romanzo, deve sistemare la sua storia d’amore col collega fedigrafo palermitano con cui vorrebbe passare il natale ma...
Interessante e piacevole da leggere, così come è interessante il titolo "La felicità è un muscolo volontario " spiegazione che le viene fornita durante l’interrogatorio dell’amica della contessa uccisa , che riferendosi a studi americani, asserisce che siamo infelici perché immaginiamo di esserlo....noi esseri umani possiamo ricreare mentalmente gesti di felicità che ci consentono di essere sempre più felici, o almeno, non infelici. Sviluppando in modo particolare la corteccia frontale sinistra, per esempio -dice -con la meditazione. L’infelicita’ è come reagiamo alla sofferenza. Pure prendendo col beneficio del dubbio questa teoria (magari pure giusta ) la commissaria la fa sua per affrontare il fidanzato, andando a trovarlo a Palermo, nel momento dell’indagine, tornandosene a Torino , più serena e aiutata da lui pure nell’indagine.
A me è piaciuto come gli altri che ha scritto. È un poliziesco ben fatto.

Autore: Rosa Mogliasso
Titolo: La felicità è un muscolo volontario
Editore: Salani
Prezzo: € 14,50
Pagg.:   200
Voto: 9
26/04/2018, 23:34



Andrea-Franzoso---Il-disobbediente---L’inchiesta-


 



Andrea Franzoso - Il disobbediente - L’inchiesta - Le interviste 



Di questi tempi, se denunci sei da emarginare, se abbassi la testa e stai zitto sei promosso. Ciò si sviluppa nelle grandi aziende, nelle piccole, addirittura nelle cooperative, e ultimamente sono usciti degli scheletri sulle ONG. Andrea Franzoso, coraggioso scrittore, ha denunciato un brutto affare dove il concetto di tre oro tre oro, la dice lunga sulle ricchezze e sul potere oscuro di alcuni.Poteri massonici che davanti ad una denuncia coi contro coglioni, non può che crollare, anche se siamo certi che in altri modi la faranno pagare ad Andrea. Noi di Letto, riletto, recensito!, siamo e stiamo dalla sua parte. Il 17 febbraio scorso, per il nostro blog, alla presentazione del libro Il disobbediente, Paper First edizioni, tenutasi presso la libreria Alberti a Verbania, Anna Cavestri, al secolo Domenica Blanda, ha presenziato e nonostante i molteplici impegni dell’autore, è riuscita a ricamare su una mini intervista con cappello, tra domande dal pubblico e interventi personali,  che riportiamo, per sollecitare le coscienze, per la stilistica, per il bel libro e per il coraggio di un nuovo eroe. 

Di Domenica Blanda. 

Sabato 17 gennaio Andrea Franzoso ha presentato a Verbania, presso la libreria Alberti il suo libro Il Disobbediente. Un libro che ha avuto successo per lo scalpore che ha fatto la sua denuncia al Presidente delle Ferrovie Nord, dove lui lavorava, e che ha portato ad una condanna a 2 anni e 8 mesi a Norberto Achille. Alla domanda "perché l’ha fatto?", risponde che appena ha verificato (era il suo compito nell’Ente) è rimasto esterrefatto dalla gravità della cosa, che il denaro che il presidente sperperava per cose personali, con la carta di credito dell’azienda, erano esono soldi dei cittadini. Ho sentito di avere il dovere di fare la denuncia, ho una coscienza etica, sono per la legalità. Questa truffa non poteva essere taciuta.Come hanno reagito in azienda? In un primo tempo,  molti collegi mi hanno fatto festa, ma sono bastati pochi giorni e, con l’arrivo dei nuovi vertici, hanno capito che ero finito in un binario morto e mi hanno voltato le spalle. È stato un periodo difficile.È stato licenziato per quello che ha fatto? Sono stato trasferito ad un altro ufficio, senza alcun compito di controllo, infine mi hanno proposto una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, che ho accettato perchè non c’erano più le condizioni per rimanere. Mi è  stata fatta  terra bruciata attorno...Sì è mai pentito? Affatto, lo rifarei, incontro spesso ragazzi nelle scuole in cui parlo di onestà e legalità. Sono rimasto senza lavoro per un po’. Ora ho un lavoro che mi soddisfa, quello che prima facevo per hobby oggi è il mio lavoro.
26/04/2018, 23:30



Antonio-Emanuele-Aiello---Le-sopravvissute-ai-nostri-occhi---Scatole-Parlanti---L’autore-si-racconta


 



Antonio Emanuele Aiello - Le sopravvissute ai nostri occhi - Scatole Parlanti  

L’autore si racconta - Le interviste



Un girovago, viandante, putto, attore, musico, scrittore, scala pareti, fittizie montagne, fake in un dipinto del tardo 500 (lo ha trovato il discografico Peppe Schillaci). Una specie di tout-court della scena. Il 4 marzo anno del Signore 2018, nelle librerie il suo nuovo libro Le sopravvissute ai nostri occhi, Scatole parlanti edizioni (che poco non è). Siccome ovunque lo intervistano, noi di Letto, riletto, recensito! gli abbiamo chiesto di raccontarsi. SIGNORE E SIGNORI ANTONIO AIELLO!Com’è difficile raccontarsi. Cercherò di procedere il più linearmente possibile.Sono Antonio Emanuele Aiello. Sono nato a Catania il 24 novembre del 1983. Sono quasi 35 anni che vivo ed ancora non c’ho fatto l’abitudine. Non saprei descrivermi ma preferisco definirmi un curioso. Fortunato.Laureato in odontoiatria e protesi dentaria a Catania da più di dieci anni ormai alterno la professione ambulatoriale alle passioni che mi perseguitano ed accompagnano da parecchi anni. Suono il contrabbasso, scrivo, faccio teatro, mi dedico alla danza, pratico l’arrampicata sportiva, ho la fortuna di collaborare con delle scuole di fotografia e con fotografi come fotomodello, anche se il dire di esserlo mi fa sempre sorridere.L’arte non so dire cos’è per me ma so che non mi basta, mai; più che amore la definirei un’esigenza. Bulimia e continua fagocitosi per metabolizzare ed assimilare il più possibile.Ho iniziato a scrivere per esigenza, in adolescenza. Scrivevo poesie. Come tanti ragazzi ho iniziato con le poesie d’amore. Forse ero un po’ sfigato o semplicemente avevo voglia di sfogarmi prendendo in mano una penna. Ad un tratto l’amore non mi "bastava" più ed ho iniziato a scrivere poesie oniriche e surreali (non inventando nulla di nuovo, lo so) con una struttura classica, a volte fin troppo rigida, formale: sonetti, odi saffiche... Scrivevo di incubi, di visceralità, del mio passato.Passai alla prosa spinto dall’entusiasmo e l’amore per i romanzi russi, dalla voglia di mettermi in gioco con qualcosa che fosse più organico dei singoli componimenti poetici (in questo debbo molto all’incoraggiamento di amici, come il mio mentore Salvatore Massimo Fazio) e dopo qualche anno, dopo aver realizzato qualche racconto, mi cimentai con un piccolo romanzo: Confessioni di una pop-mosca.Ci presi gusto e scrissi e poi ancora e poi ancora.La maggior parte dei miei componimenti nascono e/o si sviluppano principalmente al di fuori dalla Sicilia. Credo che il viaggiare parecchio influenzi il mio stile di scrittura almeno tanto quanto mi influenzi il mio passato.Sicuramente il mio amore/odio per la musica hanno un’influenza essenziale sulla scrittura così come mi sono reso conto che inevitabilmente anche il linguaggio scentifico, appreso dalla professione medica ad oggi mi appartiene come la pelle che indosso.Scrissi "Succo di catus gelatinizzato" dalle chiare influenze splatter. Sono un amante del genere body horror che tanto successo ha riscosso al cinema con Croenemberg ma non solo; "L’astronave atomica del Dottor Quatermass" viene accreditato come il primo film di questo genere e da questo film prende spunto il titolo del libro. Mutazioni fisiche, malattie deturpanti, mutilazioni; questi elementi vengono combinati con altri propri dell’horror psicologico, per cui la deformità del corpo si accompagna alla degenerazione mentale dell’essere umano.Sono instabile e mi distraggo facilmente e questo si ripercuote sul mio stile di vita oltre che sul mio stile di scrittura che si manifesta alle volte frammentario e come mi è stato fatto notare di recente, tutto ciò è come se sia volto a valorizzare i dettagli e renderli protagonisti essi stessi.Adesso sta per uscire, il 4 marzo 2018, il mio romanzo "Le sopravvissute ai nostri occhi". Questo romanzo è nato duarante il mio viaggio in treno da mosca alla mongolia. Stavo leggendo Petrolio di Pier Paolo Pasolini. Mi ha seguito questo parto tra Seul, Rio de Janeiro e Parigi, mia seconda casa. Questo libro, provocando, mi piace definirlo di formazione; mi ricorda una rilettura in chiave surreale e sadiana di Piccole donne; strizzando l’occhio a, Joyce, Poe e alla filosofia del boudoir di De Sade.Continuo a scrivere e continuerò ancora. Un’esigenza, come quella di leggere e di respirare.


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Le nostre rubriche seguono il seguente ordine settimanale:

 

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Il consigLIBRO della primavera 2019 è :


Valentina Di Cesare, L'anno che Bartolo decise di morire, Arkadia Editore.

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